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pubblicato il 09/mar/2013 12:00

Cav versus 'uveite' e pm. E rilancia: Governo o voto giugno

Ricoverato dà forfait a processi. Voci su 'voltagabbana' Pdl

Cav versus 'uveite' e pm. E rilancia: Governo o voto giugno

Roma, 9 mar. (askanews) - Poco c'è mancato che non ricevesse una visita fiscale, come potrebbe tranquillamente capitare a un qualsiasi dipendente. Solo che a mandarla, in questo caso, non sarebbe stato il datore di lavoro ma i giudici del Tribunale di Milano. Anzi, Ilda Boccassini. Perchè il pm del processo Ruby durante l'udienza in cui avrebbe dovuto formulare la sua richiesta (di condanna) ha mostrato di non credere affatto al "legittimo impedimento" sollevato dall'imputato Silvio Berlusconi. Che non solo ha giustificato la sua assenza con un certificato medico, ma da questa mattina è anche ricoverato presso l'ospedale San Raffaele. La causa - spiegano i suoi medici - è quel persistente problema agli occhi che non è solo una semplice congiuntivite ma una "uveite bilaterale" che gli ha causato "una notte travagliata" e che richiede una precisa terapia. La quale - evidentemente - non può essere somministrata tranquillamente in casa neanche a un uomo che certo non difetta nè di possibilità economiche né di staff. Alla fine il collegio giudicante ha stabilito di far slittare l'udienza a lunedì e dunque l'ennesimo capitolo della saga 'Cavaliere versus giudici' appare a mala pena rimandata. Possibile che il legittimo impedimento sia sollevato anche all'inizio della settimana prossima, così come è stato richiesto per l'altro processo che turba le notti di Silvio Berlusconi: quello per i diritti tv Mediaset per il quale domani è prevista un'altra udienza e che potrebbe - proprio come il Rubygate - arrivare a sentenza prima della fine del mese. Con la piccola differenza che in questo caso si tratterebbe di un secondo grado (dopo la condanna nel primo). Insomma, dal letto d'ospedale l'ex premier continua la sua 'lotta contro il tempo' dei giudici e tenta di giocare quella partita politica che punta a capitalizzare al massimo le difficoltà del Pd e la pattuglia di onorevoli e senatori conquistati alle elezioni. Ancora oggi Silvio Berlusconi tace ma la posizione che si è vieppiù rafforzata in queste ore è sintetizzabile in questo bivio: o un governo del presidente che duri almeno 3 anni ma con rappresentanti dei partiti al suo interno, oppure urne. Il prima possibile: anche a giugno. A dirlo, nero su bianco, è il segretario del Pdl, Angelino Alfano: se a sinistra sono "in grado di fare un governo lo facciano e lo facciano rapidamente, altrimenti - afferma - torniamo al voto". Il Cavaliere teme una condanna definitiva che ne sancisca l'interdizione dai pubblici uffici e intende giocare le sue carte prima che il 'destino' (che a suo giudizio i magistrati hanno già scritto per lui) si compia. I sondaggi a disposizione del leader Pdl certificano infatti che se si tornasse al voto il M5s crescerebbe ma anche il centrodestra guadagnerebbe, mentre a perdere - anche 4-5 punti in un colpo - sarebbe il centrosinistra. In apparenza dalle parti del Pdl si resta in attesa delle prossime mosse dei democratici e - soprattutto - del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Ma sotto traccia molte cose si muovono anche in sensi diametralmente opposti. A via dell'Umiltà hanno ragionato sul rischio che un drappello di senatori si 'stacchi' e decida di concedere la fiducia a un eventuale governo Bersani pur di prolungare una legislatura che appare destinata a morire in culla e ritrovarsi, magari, non ricandidati al prossimo giro. I nomi che circolano sono quelli legati all'iniziativa di Italia popolare o a quelle aree pidielline che sono state più penalizzate nella formazione delle liste. C'è chi ipotizza possano essere dieci (abbastanza cioè da formare un gruppo), ma in realtà sarebbero al massimo la metà. Nel partito tuttavia pensano che a stroncare qualsiasi velleità sarà lo stesso Napolitano che di fatto non consentirà mai a Bersani di arrivare al punto di presentarsi in Aula per vedere 'chi ci sta ci sta' sulla fiducia al governo. Allo stesso tempo, nel Pdl fanno notare che dopo la Direzione del Pd le zone di insofferenza verso la linea del segretario stanno aumentando. E, parallelamente, anche i canali di interlocuzione con Arcore.

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