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pubblicato il 22/set/2016 19:47

Cav tranquillizza big azzurri. Ma tiene aperta porta Parisi

Uff. presidenza Fi ad Arcore. Scontro tra Brunetta-Romani e Miccichè

Cav tranquillizza big azzurri. Ma tiene aperta porta Parisi

Roma, 22 set. (askanews) - "Volevo parlarvi di Salvini e Parisi, che ho incontrato in questi giorni". Il meglio arriva alla fine, quando i componenti dell'ufficio di presidenza di Forza Italia - per la prima volta riunito ad Arcore - hanno già ascoltato, discusso e votato la relazione di Silvio Berlusconi. E quello che il leader azzurro dice è sostanzialmente quello che i suoi dirigenti vogliono sentire. "Come sapete - afferma - gli ho dato il compito di occuparsi del partito. Vediamo cosa è capace di fare. Certo, finora non ha mai citato la nostra storia, non ha ancora dato prova di fedeltà a Forza Italia. Ben venga se si aggrega un altro pezzo, ma il partito ha dentro di sé già tutte le forze necessarie". Parole che dicono tutto e niente, o meglio che possono suonare positive sia alle orecchie di chi guarda con sospetto ai movimenti di Mr.Chili sia a chi invece si è avvicinato alla sua causa. Perché in fondo Berlusconi non lo 'benedice' ma allo stesso tempo sottolinea l'importanza del suo tentativo, ossia quello di riavvicinare i voti dei moderati in fuga da tempo.

"E poi - aggiunge il Cavaliere - lui ha il favore dei grandi giornali". Ed è a quel punto che interviene Renato Brunetta, che ribadisce la sua teoria, ossia che Parisi ha la stampa a suo favore perché è la quinta colonna (la parola precisa sarebbe in realtà "infiltrato") del renzismo. Parlano anche Paolo Romani e Maurizio Gasparri mentre Giovanni Toti, di fatto il suo maggior contendente in campo, lascia la riunione poco prima per impegni. Tocca poi a Gianfranco Miccichè, che invece ha sposato con entusiasmo il tentativo di Parisi ed è convinto che anche Berlusconi lo abbia fatto. "Lasciamolo lavorare, diamogli la possibilità di misurarsi. Parisi è una risorsa, meglio lui di chi ha portato il partito all'11%", avrebbe detto. Ed è precisamente quello il momento in cui gli animi si sono surriscaldati un po', con il Cavaliere che ha lasciato fare.

Insomma, come c'era da aspettarsi Silvio Berlusconi ha cercato di tranquillizzare la vecchia guardia azzurra lasciando allo stesso tempo aperta la porta all'ex candidato sindaco di Milano. Perché, certo, è vero che il Cavaliere non ha gradito la scarsa considerazione che gli è stata riservata nella convention al Megawatt e che l'ha trovata priva di pathos, ma con il suo profondo senso pratico, guarda alla convenienza. In assenza di certezze su legge elettorale ed esito del referendum, intanto, l'ex premier rianima il suo partito. E prepara il suo ufficiale rientro: toccherà a lui aprire e chiudere la conferenza programmatica di Forza Italia in programma per metà novembre.

Per il resto l'intervento di Berlusconi è sostanzialmente un atto di accusa verso Matteo Renzi e M5s. L'uno perché "non è stato in grado di far ripartire il Paese", gli altri perché non sono capaci di "governare" e proprio per questo non possono rappresentare "un'alternativa".

"Questo - si legge nel documento votato all'unanimità - comporta una grande responsabilità per il centrodestra, che nonostante le recenti difficoltà, quando è unito, continua ad essere la sola credibile alternativa di governo".

Dice poi Berlusconi che "per quanto penalizzata da una sentenza illegittima e assurda che limita l'agibilità politica del proprio leader, Forza Italia si candida ad essere protagonista della stagione che vedrà la fine del renzismo e il fallimento dell'alternativa Cinque Stelle". Come? Nella sua ricetta torna il colpo al cerchio e quello alla botte, ossia lusinghe alla classe dirigente ma anche necessità di aprire alla società civile (leggi Parisi). "Per fare questo - dice infatti il Cavaliere - è necessario da un lato consolidare i rapporti in una coalizione che non può essere soltanto uno stato di necessità, ma deve ritrovare le ragioni profonde dello stare insieme, sul piano dei contenuti e del linguaggio" e dall'altro riportare gli elettori moderati a votare, "i tanti elettori che si sono allontanati delusi dalla politica e che si riconquistano soltanto con una proposta credibile, affidata a persone che abbiano dimostrato, nella trincea del lavoro, delle professioni, della cultura, e non solo nel professionismo della politica, di saper fare qualcosa di utile per il nostro paese".

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