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pubblicato il 14/mar/2011 21:15

Cassazione tiene Crocifisso sulle pareti, ora parola a Strasburgo

Plaudono Alemanno e Lega, protestano Radicali. Pd: Soluzione equa

Cassazione tiene Crocifisso sulle pareti, ora parola a Strasburgo

Roma, 14 mar. (askanews) - Il calendario ne ha fatto quasi una prova generale, almeno per quanto riguarda le reazioni del mondo politico. La sentenza odierna della Cassazione sul crocifisso cade a pochi giorni di un altro, più fondamentale pronunciamento, quello che venerdì prossimo prenderà su una vicenda simile la 'grande chambre' della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nei pubblici uffici italiani, tra i quali rientrano anche le aule di giustizia, si può esporre solo il simbolo del crocefisso, hanno stabilito i supremi giudici, e per esporvi simboli religiosi diversi "è necessaria una scelta discrezionale del legislatore, che allo stato non sussiste". Le sezioni unite civili della Corte di cassazione hanno confermato la rimozione dall'ordine giudiziario di Luigi Tosti, il giudice di pace anti-crocifisso che proponeva di esporre una menorah ebraica, sanzionato in passato dal Csm con la perdita del posto per essersi rifiutato di tenere udienza a causa della presenza del Crocefisso nelle aule di giustizia italiane. La Cassazione, peraltro, sottolinea che "sul piano teorico il principio di laicità è compatibile sia con un modello di equiparazione verso l'alto che consenta ad ogni soggetto di vedere rappresentati nei luoghi pubblici i simboli della propria religione, sia con un modello di equiparazione verso il basso". Plaude il sindaco di Roma Gianni Alemanno: "Il Crocifisso viene finalmente riconosciuto come simbolo della nostra identità culturale". Esulta anche il leghista Giuseppe Leoni, che afferma: "Non si puo staccare dal muro il Crocefisso, e un'azione barbara, di elevata crudelta in quanto e un emblema universale di pace ed un segno identitario culturale che contraddistingue la nostra religione". Protesta il radicale Maurizio Turco: "Il crocifisso viene appeso non già a seguito di una scelta discrezionale del legislatore bensì di una circolare del 29 maggio del 1926, una circolare del fascista Ministero di Grazia e Giustizia sulla quale il legislatore non si è mai espresso". Il Pd, invece, per bocca di Stefano Ceccanti, vede la decisione di Cassazione in linea con la sentenza Folgero contro Norvegia della corte di Strasburgo nel 2007: "La Norvegia aveva tutto il diritto di basarsi sulla storia nazionale e la tradizione", ma "aveva anche il dovere di prevedere la richiesta di esonero totale per gli alunni i cui genitori avessero convinzioni diverse. Una soluzione analoga a quella adottata in Baviera per i crocifissi nelle scuole, a cui l'Italia potrebbe essere invitata a conformarsi". E venerdì, alle 15, a Strasburgo si terrà l'udienza pubblica sul caso del crocifisso nelle scuole. Si tratta dell'ultimo grado di ricorso di questo organismo del Consiglio d'Europa (diverso, dunque, dalle istituzioni dell'Unione europea). La sentenza, dunque, sarà inappellabile. La prima sentenza fu emessa il 3 novembre 2009 da una camera composta da sette giudici. La corte aveva dato ragione ad una cittadina italiana di origine finlandese, Soile Lautsi, che contestava la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche in Italia e nel 2006 aveva presentato ricorso. Il 28 gennaio 2010, su ricorso del governo italiano, il caso fu affidato all'esame di appello della Grande Chambre, che il 30 giugno scorso ascoltò in seduta pubblica a Strasburgo le parti interessate e ricevuto anche le memorie presentate da "terze parti". A sostegno dell'Italia hanno presentato ricorso Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, San Marino, Russia Monaco e Romania. Come ricorda oggi il 'Sir', Servizio informazione religiosa della Cei, i vescovi italiani hanno espresso l'auspicio che "nell'esame di una questione così delicata si tenga conto dei sentimenti religiosi della popolazione e di questi valori, come pure del fatto che in tutti i Paesi europei si è affermato e si va sviluppando sempre più positivamente il diritto di libertà religiosa, di cui l'esposizione dei simboli religiosi rappresenta un'importante espressione".

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