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pubblicato il 18/lug/2011 13:50

Caso Ruby/ Giudici, competente è il Tribunale di Milano

Rigettata anche eccezione su competenza Monza. Si riprende 3/10

Caso Ruby/ Giudici, competente è il Tribunale di Milano

Milano, 18 lug. (askanews) - Il Tribunale di Milano è la giusta sede per processare Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile nel caso Ruby. A deciderlo sono stati i giudici della IV Sezione penale che, in un'ora e un quarto, hanno dato lettura dell'ordinanza con cui hanno rigettato le eccezioni presentate dalla difesa del premier. Tra la raffica di questioni, quella relativa alla competenza funzionale alla base anche del conflitto sollevato dalla Camera e dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale, su cui la Consulta si pronuncerà nel merito nei prossimi mesi. Al centro della eccezione, la telefonata del premier, la sera tra il 27 e il 28 maggio dello scorso anno al capo di gabinetto di Questura di Milano, e a sollecitare il rilascio della giovane marocchina, Karima El Marough, e il suo affidamento al consigliere regionale Nicole Minetti. La difesa chiedeva il proscioglimento nel caso in cui si considerasse che Berlusconi avesse agito non da pubblico ufficiale e la competenza del Tribunale dei ministri in caso contrario. Sul punto il collegio presieduto da Giulia Turri ha ritenuto propria la competenza, come già aveva fatto il gip Cristina Di Cento che aveva disposto il giudizio immediato. Ritenendo in sostanza che non vi sia sovrapposizione tra qualità e funzione di presidente del Consiglio. "Va dunque disattesa - si legge nell'ordinanza - la tesi prospettata dalla difesa che vorrebbe sovrapporre 'qualità e funzione nell'abuso' ritenendole 'un tutt'uno inscindibile, ben potendo sussistere l'una senza l'altra'". Un altro no è arrivato per la difesa che aveva chiesto la competenza territoriale di Monza. Il riferimento era relativo al fatto che la famosa chiamata era stata fatta al capo di gabinetto della Questura di Milano che si trovava a Sesto San Giovanni. Poco importa, ritengono i giudici, nel momento in cui l'atto perseguibile è da individuare nel rilascio della ragazza, quindi avvenuto a Milano. L'utilità della 'promessa', secondo la Corte, è stata in sostanza conseguita nel capoluogo meneghino. I giudici hanno infatti richiamato la Suprema Corte che ha evidenziato "se gli atti di promessa e di dazione si susseguono - si legge nell'ordinanza - 'il momento consumativo si cristallizza nell'ultimo, venendo così a perdere di autonomia l'atto anteriore della promessa, e concretizzandosi l'attività illecita con l'effettiva dazione, secondo un fenomeno assimilabile al reato progressivo". "Chiaramente pretestuosa" è stata quindi definita l'eccezione della difesa sulla nullità dell'invito a rendere l'interrogatorio. La Corte ha stabilito in sostanza che non vi sia stata alcuna violazione del diritto di difesa. Nel corso della lettura dell'ordinanza vi è stato anche un richiamo a una pronuncia della Cassazione relativa a una riforma legislativa tesa a contemperare la garanzia della funzione di governo e l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge " si è trattato quindi di una riforma certamente non funzionale alla creazione di una speciale guarentigia per i ministri e la riprova è che la competenza a giudicare dei 'reati c.d. Ministeriali' è stata attribuita all'atuorità giudiziaria ordinaria, evitando l'istituzione di una giurisdizione speciale. Ed infatti il Collegio per i reati ministeriali è 'organo specializzato del giudice ordinario' quindi tutto interno alla giurisdizione". L'udienza è stata quindi rinviata al prossimo 3 ottobre. Uscito il collegio della IV Sezione penale, è quindi entrato quello presieduto da Francesca Vitale, di fronte al quale si sta ora svolgendo una nuova udienza Mills, con la testimonianza di Pierre Amman.

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