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pubblicato il 29/nov/2013 13:22

Caso Ruby: giudici, Berlusconi paga testimoni per inquinare le...(1Upd)

(ASCA) - Milano, 29 nov - Tutte le giovani ragazze che hanno partecipato ai festini promossi da Silvio Berlusconi nella sua residenza di Arcore e che poi hanno sfilato come testimoni nell'aula del filone di processi sul cosiddetto Caso Ruby, sono pagate dallo stesso Berlusconi con almeno 2.500 euro al mese. Pagamenti effettuati con cadenza mensile dall'ex presidente del Consiglio con un unico obiettivo: inquinare le prove e depistare le indagini.

Lo evidenziano i giudici del cosiddetto processo Ruby bis nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa nei confronti di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Nel mirino del collegio presieduto da Annamaria Gatto c'e' la riunione convocata ad Arcore il 15 gennaio 2011 da Silvio Berlusconi per mettere a punto la strategia difensiva insieme ai suoi due avvocati, Niccolo' Ghedini e Piero Longo, e alla cosiddette papi girls. Una riunione che secondo i giudici ''non puo' certamente essere ritenuta rituale, legittima o rientrante nei diritti della difesa'' perche' ''non si e' trattato affatto di una attivita' di investigazione difensiva''. Ma e' soprattutto un particolare quello evidenziato dai giudici: ''Da quel momento - si legge in un passaggio delle motivazioni - tutte le donne che sarebbero state assunte come testimoni del processo venivano pagate con la somma di 2.500 euro al mese o piu'''. I giudici non hanno dubbi: ''Nonostante i tentativi di tutte le ragaze di qualificare tali dazioni come una sorta di risarcimento danni cagionati dall'emersione mediatica del caso, e' evidente come le elargizioni non possano in alcun modo trovare la loro causa in pretesi risarcimenti''. E' questo ''un pretesto non verosimile'' secondo il collegio che precisa: ''Mai, in nessun caso, un risarcimento danni si concretizza nella dazione mensile a tempo indeterminato a soggetti che dovranno essere sentiti come testimoni a carico, ovvero inseriti nelle liste testimoni della difesa''. Per i giudici, tutto cio' ''non e' un'anomalia, ma un fatto illecito, un inquinamento probatorio''.

A 'smascherare' le false testimonianze rese dalle olgettine in aula e' soprattutto, secondo i giudici, l'artificiosita' delle stesse testimonianze: ''Tutte le persone che percepivano queste somme rendevano al processo dichiarazioni perfettamente sovrapponibili, anche con l'uso di un linguaggio non congruo rispetto alla loro estrazione culturale. In particolare, si notera' la ricorrenza, nelle deposizioni delle testimoni in esame, di nomi, terminologie, fraseggi identici fra loro''. Tanto che ''a precisa domanda, alcune non sapevano riferire il significato della parola o della frase utilizzata''.

fcz/sam/rob

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