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pubblicato il 07/mag/2013 12:00

##Caso Nitto Palma riapre file giustizia. Cav tiene alta tensione

Rilancia su Imu e fisco e si prepara far naufragare Convenzione

##Caso Nitto Palma riapre file giustizia. Cav tiene alta tensione

Roma, 7 mag. (askanews) - Chissà cosa succederà alla quarta votazione. Allora il quorum sarà sceso e il Pdl potrebbe riuscire comunque a eleggere Nitto Palma alla guida della commissione Giustizia del Senato. Ma, ormai, non è soltanto questo il punto. Perchè oggi è saltato il patto tra i due alleati della maggioranza, con il Pd che si è rifiutato di votare il candidato indicato da via dell'Umiltà, ossia l'ex Guardasigilli. Una circostanza che ha irritato moltissimo il partito di Silvio Berlusconi. L'ordine di scuderia è chiaro: Noi non cambiamo candidato, noi abbiamo rispettato l'accordo con il Pd ora tocca a loro fare altrettanto. E' questa la posizione ufficializzata in serata dal capogruppo di palazzo Madama, Renato Schifani. Maturata al termine di una giornata in cui il solito incaricato del Cavaliere nelle trattative, ossia Denis Verdini, ha fatto la spola tra Senato e palazzo Grazioli nel tentativo di bloccare l'impasse. Ed è questa, infatti, la linea dettata dal Cavaliere che - come è noto - sulla giustizia ha una sensibilità particolare e non vuole certo farsi dettare le condizioni dal Pd: Adesso basta - avrebbe detto - con queste patenti di presentabilità, non possono prendersi i nostri voti e pretendere pure di imporre dei diktat. Anche perchè - è il ragionamento dei maggiorenti di via dell'Umiltà - il Pdl ha votato senza colpo ferire nella stessa commissione della Camera Donatella Ferranti, esponente di Magistratura democratica, e quindi "non certo un candidato che unisce". C'è anche chi - e non sono solo falchi - si è spinto a dire che su questo punto si potrebbe anche far cadere il governo. Berlusconi non è certo meno irritato di molti suoi deputati e senatori, ma coltiva anche un grande senso pratico: Bisogna cercare di evitare almeno per ora - è il ragionamento - che sia il Pdl a mettere in crisi il governo. Perchè dall'altra parte - spiega il Cav ai suoi interlocutori - c'è un partito, il Pd, che è a un passo dall'implosione. E poi c'è la variabile più importante: ossia i processi in cui Berlusconi è imputato. Presto potrebbero arrivare a sentenza sia quello sui diritti televisivi di Mediaset che il Ruby. Per questo la strategia sarebbe quella di tenere comunque in vita il governo, ma tornando ad alzare la voce sui provvedimenti di 'bandiera', a cominciare dall'eliminazione dell'Imu e dalle altre misure fiscali. Ed è anche per fare il punto sulla strategia che domani il Cavaliere riunirà lo stato maggiore del Pdl a pranzo. Nel frattempo, tuttavia, Berlusconi avrà già fatto sentire la sua voce attraverso un'intervista che sarà trasmessa domani mattina (ancora una volta su una rete Mediaset). Un'intervista in cui il Cavaliere parla delle riforme necessarie al Paese e nella quale dovrebbe, di fatto, sancire il naufragio della Convenzione. Visti i veti sulla sua presidenza e le questioni legislative legate al suo varo - sarebbe il ragionamento dell'ex premier - insistere su quell'organismo rischierebbe di essere una perdita di tempo. Tanto vale che si proceda attraverso le commissioni e il ministero. Che peraltro - avrebbe calcolato - è guidato da un esponente del Pdl, Gaetano Quagliariello: quindi meglio gestire la 'partita' così che attraverso una commissione ad hoc con una presidenza non di centrodestra.

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