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pubblicato il 08/ott/2013 19:58

Carceri: Napolitano, pensare a indulto e amnistia. E' scontro con M5S

(ASCA) - Roma, 8 ott - ''Intervenire'' per risolvere ''il dramma'' del sovraffollamento carcerario ''e' un imperativo giuridico e politico'', ma anche ''umano e cristiano''. Giorgio Napolitano, per la prima volta dal 2006, da quando e' presidente della Repubblica, invia in maniera formale un messaggio alle Camere, nel quale innanzitutto sottolinea l'eccezionalita' dell'evento, resosi necessario dopo i continui richiami da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo. Un intervento per chiedere quindi al Parlamento di ''affrontare in tempi stretti e con la massima determinazione e concretezza'' la ''questione scottante''. Questione, rimarca Napolitano, di cui ''tutti siamo corresponsabili'' e che pone l'Italia in una ''condizione umiliante sul piano internazionale'', a causa di ''trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei detenuti''. Quindi sono ''necessari immediati rimedi'', tra cui ''la depenalizzazione e gli arresti domiciliari'', ma bisogna valutare anche rimedi ''straordinari'' come l'amnistia e l'indulto. In particolare, sull'amnistia Napolitano chiede di ''riconsiderare le perplessita' relative all'adozione di atti di clemenza generale'', in quanto si e' ''di fronte a precisi obblighi di natura costituzionale e all'imperativo - morale e giuridico - di assicurare un civile stato di governo della realta' carceraria''. Se per il premier Enrico Letta si e' trattato di un ''messaggio ineccepibile'', in quanto il Capo dello Stato ''centra una delle vere emergenze del nostro Paese'', e il vicepremier Angelino Alfano chiede di mettere subito in pratica il monito di Napolitano, non la pensano cosi' la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle. Il Carroccio, ribadisce il segretario Roberto Maroni, ''e' contrario a qualsiasi forma di indulto o amnistia. Il problema del sovraffollamento carcerario si risolve costruendo nuove carceri e non rimettendo in liberta' decine di migliaia di delinquenti''. Ancora piu' duri sono i parlamentari del Movimento 5 Stelle, per i quali ''il presidente sponsorizza l'idea di un indulto e di un amnistia. Cosi' ripagheranno Berlusconi per non aver fatto cadere il Governo. Il caimano sta per salvarsi ancora una volta''. La replica di Napolitano, parlando davanti alle telecamere a Cracovia, e' immediata: ''Chi pensa che l'amnistia sia un provvedimento pro Berlusconi se ne frega dei problemi del Paese. Quelli che fanno questo tipo di accostamento non sanno quale tragedia sia quella delle carceri''. Tornando ai contenuti del messaggio, Napolitano focalizza l'attenzione su alcune soluzioni, prima fra tutte ''in caso di assenza di pericolosita' sociale, la possibilita' per il giudice di applicare direttamente la 'messa alla prova' come pena principale'' o ''pene limitative della liberta' personale, ma 'non carcerarie'''. Il Capo dello Stato chiede al Parlamento di pensare anche alla ''riduzione dell'area applicativa della custodia cautelare in carcere'' e ''alla possibilita' di far espiare la pena ai detenuti stranieri nei loro Paesi di origine; infine, a una incisiva depenalizzazione dei reati''. Per il presidente della Repubblica e' necessario ''aumentare la capienza complessiva degli istituti penitenziari''. Ma tutti questi rimedi ''benche' condivisibili, appaiono parziali'', spiega Napolitano, che sottolinea ''l'esigenza di rimedi straordinari''. ''La prima misura su cui intendo richiamare l'attenzione del Parlamento - sottolinea il Capo dello Stato - e' l'indulto, che puo' applicarsi ad un ambito esteso di fattispecie penali. Al provvedimento di indulto, potrebbe aggiungersi una amnistia''. Il presidente della Repubblica ricorda che l'amnistia e' stata applicata dal 1953 al 1990 tredici volta di cui solo una unitamente all'indulto. L'ultimo provvedimento di amnistia risalente a ventitre' anni fa. Le ragioni dell'assenza di provvedimenti di questo tipo dopo il 1990, per Napolitano, sono da individuare, oltre che nella modifica costituzionale che ha previsto per le leggi di clemenza un quorum rafforzato (maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna Camera), anche in una ''ostilita' agli atti di clemenza'' diffusasi nell'opinione pubblica. Infine il monito, forse qualcosa in piu', rivolto ai parlamentari tutti: ''Si tratta di questioni e ragioni che attengono a quei livelli di civilta' e dignita' che il nostro paese non puo' lasciar compromettere da ingiustificabili distorsioni e omissioni della politica carceraria e della politica per la giustizia''. ceg/vlm

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