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pubblicato il 08/ott/2013 17:00

Carceri: Napolitano, ora rimedi straordinari, anche indulto e... (1 Upd)

(ASCA) - Roma, 8 ott - Nel corso del messaggio alle Camere sulla situazione carceraria, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto sottolineare la necessita' di ''considerare rimedi straordinari'', a cominciare ''dall'indulto, che puo' essere applicato ad un ambito esteso'' e che deve essere accompagnato ''con misure idonee finalizzate al reinserimento dei carcerati, che devono essere seguiti lungo il percorso di risocializzazione''.

All'indulto, inoltre, ''potrebbe aggiungersi l'amnistia'', ha spiegato Napolitano.

''L'opportunita' di adottare congiuntamente amnistia e indulto - ha illustrato Napolitano - deriva dalle diverse caratteristiche dei due strumenti di clemenza. L'indulto, a differenza dell'amnistia, impone di celebrare comunque il processo per accertare la colpevolezza o meno dell'imputato e, se del caso, applicare il condono, totale o parziale, della pena irrogata (e quindi - al contrario dell'amnistia che estingue il reato - non elimina la necessita' del processo, ma annulla, o riduce, la pena inflitta)''. ''L'effetto combinato dei due provvedimenti (un indulto di sufficiente ampiezza, ad esempio pari a tre anni di reclusione, e una amnistia avente ad oggetto fattispecie di non rilevante gravita') potrebbe conseguire rapidamente i seguenti risultati positivi: l'indulto - ha spiegato Napolitano - avrebbe l'immediato effetto di ridurre considerevolmente la popolazione carceraria. Dai dati del DAP risulta che al 30 giugno 2013 circa 24.000 condannati in via definitiva si trovavano ad espiare una pena detentiva residua non superiore a tre anni; essi quindi per la maggior parte sarebbero scarcerati a seguito di indulto, riportando il numero dei detenuti verso la capienza regolamentare; l'amnistia consentirebbe di definire immediatamente numerosi procedimenti per fatti 'bagatellari' (destinati di frequente alla prescrizione se non in primo grado, nei gradi successivi del giudizio), permettendo ai giudici di dedicarsi ai procedimenti per reati piu' gravi e con detenuti in carcerazione preventiva. Cio' avrebbe l'effetto - oltre che di accelerare in via generale i tempi della giustizia - di ridurre il periodo sofferto in custodia cautelare prima dell'intervento della sentenza definitiva (o comunque prima di una pronuncia di condanna, ancorche' non irrevocabile); inoltre, un provvedimento generale di clemenza - con il conseguente rilevante decremento del carico di lavoro degli uffici - potrebbe sicuramente facilitare l'attuazione della riforma della geografia giudiziaria, recentemente divenuta operativa''.

''La rilevante riduzione complessiva del numero dei detenuti (sia di quelli in espiazione di una condanna definitiva che di quelli in custodia cautelare), derivante dai provvedimenti di amnistia e di indulto, consentirebbe di ottenere il risultato di adempiere tempestivamente alle prescrizioni della Corte europea, e insieme, soprattutto, di rispettare i principi costituzionali in tema di esecuzione della pena'', ha aggiunto Napolitano.

ceg/vlm

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