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pubblicato il 07/feb/2013 12:00

Carceri/ L'appello di Napolitano: E' in gioco onore dell'Italia

Partiti ed elettori tengano conto di gravità e urgenza situazione

Carceri/ L'appello di Napolitano: E' in gioco onore dell'Italia

Milano, 7 feb. (askanews) - Durante la visita al carcere di San Vittore Giorgio Napolitano non ha nascosto tutta la delusione per i tanti appelli rimasti lettera morta, non solo sulle carceri. Ma ha anche lasciato in eredità al suo successore e al prossimo Parlamento "l'impegno inderogabile" a rendere i penitenziari coerenti con l'articolo 27 della Costituzione. E' in gioco "una delle condizioni essenziali dello Stato di diritto", ha detto il presidente della Repubblica citando il capo del Dap Giovanni Tamburrino, ma anche "il prestigio e l'onore dell'Italia e quindi questa questione e l'impegno inderogabile che ne discende debbono essere ben presenti a tutte le forze politiche e ai cittadini-elettori, anche nel momento in cui il nostro popolo è chiamato ad eleggere un nuovo Parlamento". Parole che non vogliono apparire, come ha sottolineato il capo dello Stato, "un'interferenza nel dibattito in corso, destinato poi a aprirsi nelle nuove assemblee parlamentari", ma non per questo meno decise: "Il confronto non potrà non tenere conto di tutti i punti di vista e le proposte, comprese quelle contenute nelle relazione presentata nello scorso novembre dalla speciale Commissione istituita dal Csm sui problemi della magistratura di sorveglianza, ma di certo nessuna parte vorrà, anche in questo momento, negare la gravità e urgenza della attuale realtà carceraria nel nostro Paese. Ed è già da considerarsi importante". Finito l'incontro con detenuti e agenti della polizia penitenziaria al sesto raggio, Napolitano ha trovato all'uscita del carcere una quindicina di manifestanti Radicali che urlavano "amnistia, amnistia, giustizia". Un richiamo al quale non ha saputo resistere. "Se veramente mi fosse toccato mettere una firma su un provvedimento di amnistia l'avrei fatto non una ma dieci volte" ha replicato in un colloquio fuori programma con i manifestanti. Il presidente ha tuttavia ribadito che nell'attuale Parlamento non c'è stato il consenso sufficiente. Napolitano ha comunque assicurato che quando tra poco tornerà a essere un semplice senatore il suo impegno continuerà "nei limiti delle mie modeste forze finché avrò un po' di energia". Il fatto che i suoi richiami durante il settennato siano spesso caduti nel vuoto non ha però convinto il capo dello Stato che la strada da seguire in futuro sia quella del presidenzialismo. "Questi sono i limiti del potere del presidente - ha detto ai Radicali quasi scusandosi per la mancata amnistia - in un sistema che non è presidenziale e che io non vorrei nemmeno lo diventasse".

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