martedì 28 febbraio | 14:13
pubblicato il 19/lug/2016 17:25

Caos Ap, Schifani si dimette da capogruppo: No a linea Alfano

Probabile approdo verso Fi, ma per ora prende tempo: "Valuterò"

Caos Ap, Schifani si dimette da capogruppo: No a linea Alfano

Roma, 19 lug. (askanews) - La scelta di restare in silenzio mercoledì scorso alla riunione con Angelino Alfano. Oggi, invece, una lunga lettera ai colleghi senatori e poi una conferenza stampa: Renato Schifani si dimette da capogruppo di Ap in Senato. Una scelta, spiega, "ponderata" che nasce dal grande gelo con il ministro dell'Interno e dalla convinzione che il ruolo di Ncd al governo sia finito con il varo delle riforme.

"L'idea di Alfano di creare, ad un anno e mezzo dalle elezioni, (se non ancor prima) una nuova forza politica che rappresenti un quarto polo politico nel paese - spiega nelle missiva - non ha più spazio sia temporale che politico. Anche la proposta progettuale non è chiara, come del resto non lo è la futura collocazione politica di riferimento".

Schifani non si sbilancia sul suo futuro e resta volutamente vago. Uscire da Ncd? "Valuterò", si limita a dire. Ma - viene spiegato - sarebbe ormai soltanto una questione di tempo. D'altra parte, non più di una decina di giorni fa, aveva fatto il grande ritorno ad Arcore per incontrare Silvio Berlusconi. "Una visita di cortesia", dovuta ai postumi dell'operazione al cuore del leader azzurro, aveva poi spiegato. Ma in molti scommettono che l'approdo di Schifani sarà verso il gruppo di Forza Italia. Non immediatamente, però. Visto che nell'incontro a tu per tu, l'ex premier gli avrebbe detto che se ne potrà ragionare solo dopo aver visto l'esito del referendum costituzionale.

Le dimissioni da capogruppo, rischiano però di essere solo l'inizio di una slavina che può travolgere il partito centrista e il suo leader e - inevitabilmente - avere effetti sul governo. Già nell'Udc - che fa parte dello stesso gruppo parlamentare di Ap - in molti si sono sganciati e sono pronti a sostenere il no alla consultazione di novembre. Ma quante truppe ha dietro di sé Schifani? Già apertamente schierati contro le riforme e in posizione fortemente critica verso il governo si sono dichiarati almeno due senatori: Giuseppe Esposito (molto vicino a Schifani) e Antonio Azzollini. In sofferenza anche Roberto Formigoni, che ha ipotizzato un appoggio esterno all'esecutivo, e poi Maurizio Sacconi. Ma in totale sarebbero almeno 9 i senatori considerati 'in bilico', sebbene dagli alfaniani ostentino sicurezza: "Vedrete che alla fine non saranno più di 2 o 3".

TAG CORRELATI
Gli articoli più letti
Centrodestra
Zaia a Berlusconi: io candidato premier? E' una manfrina
Centrodestra
Salvini gela Berlusconi: no a Zaia leader e a doppia moneta
Vitalizi
M5s: Boldrini calendarizza nostra proposta su pensioni deputati
Pd
Pd, D'Alema: attacchi Renzi? Non vorrei alimentare ossessioni
Altre sezioni
Salute e Benessere
Ricerca, nanocubi per la diagnosi precoce di Alzheimer e Parkinson
Motori
La Turbo S E-Hybrid diventa modello più potente Porsche Panamera
Enogastronomia
Premio Ercole Olivario, in gara 174 etichette da 17 Regioni
Turismo
Favara: apre l'Alba Palace: quattro stelle di cultura e tradizione
Energia e Ambiente
E.ON:Per 6 italiani su 10 ideale per la casa è l'energia solare
Moda
Nuova linea ready-to-wear de La Perla: sensuali giacche corsetto
Scienza e Innovazione
SpaceX invierà due turisti spaziali attorno alla Luna a fine 2018
TechnoFun
Google crea strumento intelligenza artificiale anti-trolls
Sistema Trasporti
Da UNRAE protocollo costruttori-scuole per formare autisti hi-tech