lunedì 16 gennaio | 22:48
pubblicato il 03/ago/2011 05:10

Camera salva Verdini ma sì a pm su cassette e tabulati Milanese

Lega vota col Pdl. Di Pietro: Fra un po' qui solo delinquenti

Camera salva Verdini ma sì a pm su cassette e tabulati Milanese

Roma, 3 ago. (askanews) - I pm di Napoli potranno aprire le cassette di sicurezza sequestrate a Marco Milanese e usare i tabulati telefonici per ricostruire i suoi rapporti con la Guardia di Finanza. Viceversa, i pm dell'Aquila non potranno usare le intercettazioni delle telefonate tra Denis Verdini e l'imprenditore fiorentino Riccardo Fusi, coinvolti nell'inchiesta sugli appalti per il G8 dell'Aquila e per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. Due voti di segno opposto usciti dall'Aula della Camera a distanza di poco più di mezz'ora ieri hanno dato il via libera quasi all'unanimità alle indagini sull'ex braccio destro del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, assente al voto, mentre hanno salvato, a maggioranza, il coordinatore del Pdl. Sia Milanese che Verdini hanno preso la parola per difendersi davanti all'Assemblea ed entrambi hanno chiesto ai colleghi di rispondere positivamente alla richiesta dei magistrati. In un discorso applaudito solo dal Pdl, l'ex consigliere politico di Tremonti, su cui pende anche una richiesta di arresto che sarà esaminata dal 19 settembre dall'Aula, si è dichiarato "innocente" perché, ha spiegato, "nessuno dei fatti che mi vengono contestati è vero e ho un solo modo per dimostrarlo, un solo modo per liberarmi dall'onta che mi sovrasta: che le indagini proseguano e si compiano più velocemente possibile. Sono stato schiacciato dalla veemenza del vento della calunnia alimentato da ogni parte". E si è rivolto anche direttamente a Pier Luigi Bersani, il segretario di quel Pd che si interroga, dopo il caso di Filippo Penati, sulla questione morale: "E' evidente l'attacco mosso da più parti al sistema dei partiti. Non intervenire per capire cosa c'è dietro questa macchina del fango sarà per tutti noi imperdonabile". Per Bersani "non c'è nessuna sottovalutazione, ma non ci può essere un'ammucchiata. Non rivendichiamo differenze genetiche, ma differenze politiche sì". Se per l'ex braccio destro di Tremonti quasi tutta l'Aula - ad eccezione di una fronda 'garantista' di una trentina tra deputati del Pdl e dei responsabili - ha dato il via libera alle richieste dei pm, Verdini è stato 'salvato' con i voti del Pdl, dei responsabili, ma anche della Lega che, a differenza di quanto dichiarato dal capogruppo Marco Reguzzoni alla vigilia del voto su Alfonso Papa (arrestato anche con i sì dei deputati del Carroccio), oggi ha condiviso le ragioni del no all'uso delle intercettazioni illustrate in Aula dal relatore del caso Enrico Costa (Pdl). "Nessun passo indietro - si difende il leghista Luca Paolini - la decisione presa non blocca il processo". Costa ha spiegato che "le intercettazioni per cui si chiedeva l'autorizzazione erano state disposte nell'ambito di un procedimento penale diverso da quello per il quale ora siamo stati chiamati a pronunciarci". Ragioni condivise anche dai sei deputati radicali eletti nel Pd che hanno votato con la maggioranza. Per il leader Idv, Antonio Di Pietro, "fra un po' in Parlamento avremo solo delinquenti. E' stato approvato un principio aberrante, vale a dire che tutti coloro che hanno una conoscenza abituale con un parlamentare non possono essere intercettati". Nel suo intervento, applaudito dalla maggioranza e dall'Udc, Verdini ha chiesto una revisione della disciplina sulle intercettazioni e ha osservato: "Sono due anni che vengo travolto dal tritacarne mediatico e giudiziario. Sono abbastanza forte, nessuno mi distrugge, non ho paura, ho perso molte cose, ma non voglio perdere la mia onorabilità".

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