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pubblicato il 15/mar/2013 12:00

Camera/ Nel Pd spunta anche Orlando. E Sel: Votare per M5S

Sempre più complicata la scelta del candidato alla presidenza

Camera/ Nel Pd spunta anche Orlando. E Sel: Votare per M5S

Roma, 15 mar. (askanews) - Il candidato Pd più accreditato sarebbe Dario Franceschini, per la presidenza della Camera, ma la discussione nel partito e nel centrosinistra si complica di ora in ora. O meglio, sempre più circolano le voci che nei giorni scorsi erano pronunciate solo a bassissima voce: secondo i 'rumors' democratici, i giovani bersaniani starebbero valutando la possibilità di proporre un proprio nome, in alternativa a quello dell'attuale capogruppo, quello di Andrea Orlando. Di lui si parla anche come possibile nuovo capogruppo se Franceschini dovesse essere eletto alla presidenza di Montecitorio, ma per quel ruolo gira anche il nome di Enrico Letta, che affiancherebbe Maurizio Migliavacca, indicato come successore di Anna Finocchiaro al Senato. I nomi dei capigruppo, come è evidente, sono strettamente legati a quelli dei presidenti delle Camere. Ora, il Pd sembra determinato a dire no - forte anche della sponda di Giorgio Napolitano, a quanto pare - all'ipotesi di Mario Monti presidente del Senato. I democratici punterebbero ad eleggere dunque Anna Finocchiaro, anche per preparare il terreno al possibile 'piano B', ovvero un governo 'istituzionale' che potrebbe nascere, proprio con la Finocchiaro alla guida, una volta certificato il fallimento del tentativo di Pier Luigi Bersani. Uno schema che dovrebbe prevedere un centrista alla guida della Camera. Non è però affatto scontato che con Monti si arrivi ad una intesa. Nichi Vendola, in conferenza stampa, ha chiesto al Pd di votare per il candidato grillino senza chiedere contropartite, una soluzione che permetterebbe a Bersani di non chiudere la porta in faccia M5S prima delle consultazioni. Mezzo Pd, però, chiede al segretario di prefigurare un 'piano B' appunto attraverso l'elezione di Anna Finocchiaro al Senato, che potrebbe avvenire con il consenso della Lega, che non vuole tornare a votare, e con i voti di parte dei centristi, scontenti della forzatura di Monti.

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