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pubblicato il 04/mar/2013 15:43

Camera: elogi a dibattito libro su Napolitano. Divide ricordo Craxi

Camera: elogi a dibattito libro su Napolitano. Divide ricordo Craxi

(ASCA) - Roma, 4 mar - Ringraziamenti bipartisan al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al termine del suo settennato, e qualche ruggine in sala, tra Eugenio Scalfari e Fabrizio Cicchitto, gia' socialista e oggi presidente uscente dei deputati Pdl, sulla fase finale del Psi e del suo leader, Bettino Craxi. E' quanto emerso dalla presentazione, stamattina a Montecitorio, del libro di Paolo Franchi ''Napolitano. La traversata dalle Botteghe Oscure al Quirinale''.

Antonio Leone, vicepresidente della Camera, dopo aver definito l'attuale ''un settennato che ha fatto onore alla Repubblica'', legge in apertura il messaggio di Napolitano nel quale spiega di non essere presente a Montecitorio per ''non indulgere a tentazioni autocelebrative''. Subito dopo, Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, ringrazia Napolitano per il ruolo che ha sempre avuto nel difendere il progetto dell'Unione europea, aggiungendo che Europa e Italia hanno bisogno di stabilita' e con questa finalita' va assolutamente rispettato l'esito delle elezioni di una settimana fa.

Massimo D'Alema fa subito un appunto al testo di Franchi: ''L'autore e' partigiano delle posizioni di Napolitano'', anche quando si ricostruisce il dibattito che ci fu nel Pci tra il presidente della Repubblica ed Enrico Berlinguer all'inizio degli anni '80. L'ex ministro degli Esteri conferma di essere stato piu' vicino all'allora segretario del Pci, che ''aveva intuito prima di altri le ragioni di fondo della crisi del sistema politico''. D'Alema ricorda lo stile di quelle discussioni, ''in cui i contrasti non hanno mai fatto venire meno le ragioni dell'ascolto e del rispetto reciproco: fu per esempio Giorgio Amendola a proporre Pietro Ingrao presidente della Camera''. In chiusura, un elogio a Napolitano perche' ''ha pure sprovincializzato la sinistra italiana grazie al suo impegno per l'Europa e all'interesse per gli Stati Uniti e alla socialdemocrazia, sul futuro europeo e' stato addirittura visionario e oggi da' la piu' alta testimonianza della politica e della democrazia in un tempo in cui la politica e' diventata brutta parola''.

Paolo Mieli, presidente della Rcs libri, parte da un interrogativo: ''Come mai uno degli eredi del partito nato nel 1921 a Livorno, da una scissione dal Psi, ha espresso la leadership della sinistra italiana e adddirittura l'uomo che ha oggi in mano le chiavi di questa situazione cosi' difficile ma anche l'uomo su cui molti investono affinche' si trovi una soluzione tra le difficolta'? Il libro di Franchi non e' solo la biografia di Napolitano, e' anche una pietra per ricostruire quello che vi ho detto all'inizio''. E' la storia, continua Mieli, di come si poteva stare nel Pci pur avendo posizioni non sempre coincidenti. ''Fu riconosciuto a Napolitano, che non divenne successore di Togliatti come molti pensavano, la legittimita' di una posizione che ha avuto piu' futuro di quella berlingueriana pur benificiaria di molti successi. Quasi mai la linea di Napolitano e' stata vincente ma sempre fortemente legittimata. E stata anche la linea che ha tenuto aperto il confronto con il Psi nel momento di piu' aspro scontro'', conclude Mieli.

Eugenio Scalfari affronta subito l'osservazione di partigianeria fatta da D'Alema, ricordando di aver conosciuto Napolitano quando era stato definito ''migliorista'': ''Berlinguer tento' la via dell'alternativa democratica.

Napolitano non era d'accordo, era favorevole non banalmente all'avvicinamento a Craxi ma alla matrice originaria del partito. Berlinguer aveva detto che il Psi era cambiato antropologicamente. Se ne ebbe conferma poi con Tangentopoli, quando si verifico' che il Psi era diventato una banda.

Eccetto Giorgio Ruffolo e pochi altri, tutti finirono in Forza Italia''. Parole dure che a fine discussione del libro, dopo un battibecco tra i socialisti presenti nella Sala della Regina e il fondatore di ''Repubblica'', fanno diramare un comunicato di Fabrizio Cicchitto, oggi capogruppo del Pdl: ''Scalfari non ha voluto venir meno alla sua ben nota faziosita' e volgarita' cogliendo come occasione la presentazione del libro di Paolo Franchi su Giorgio Napolitano per rivolgere un insulto al Psi di Craxi definendolo una 'banda'. Questo metodo della demonizzazione dell'avversario introdotto a suo tempo nel confronto politico proprio da Scalfari e' una della cause certo remote, ma profonde, dell'imbarbarimento della lotta politica nel nostro paese del quale adesso stiamo vivendo uno dei punti estremi.

Scalfari ha fatto leva sulla gestione politica e giudiziaria di Mani pulite nella liquidazione del sistema di Tangentopoli che coinvolgeva tutti, dalla Fiat a De Benedetti allo stesso Pci, e che fu fatta seguendo due pesi e due misure. Fu questa una delle ragioni per cui una parte del Psi si ritrovo' in Forza Italia''. Scalfari, nella parte conclusiva del suo intervento, aveva poi affrontato il ''crocianesimo'' di Napolitano capace di far coincidere gli interessi generali con quelli della sua parte politica.

Giuliano Urbani, ex deputato di Forza Italia, ultimo intervenuto, dice di condividere l'espressione di Napolitano che compare nel libro di Franchi: ''Non possiamo non dirci liberali. E' un approdo che gli fa onore. Lui ha sempre avuto una bussola: il dovere di una democrazia e' costruire regole e valori condivisi da tutti''. Urbani svela un piccolo retroscena: nel 1994, furono lui e Giuliano Ferrara a proporre che Napolitano fosse nominato commissario europeo insieme a Mario Monti, ma la proposta fu sabotata dalla Lega Nord, che la rivelo' ai giornali. ''Era un ponte gettato all'opposizione nella speranza di un altro bipolarismo. Io e D'Alema fummo poi sconfitti nella Bicamerale sulla stessa scommessa politica'', chiude Urbani.

gar/vlm

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