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pubblicato il 16/mar/2013 12:00

Camera/ Boldrini, una vita per i rifugiati nel mirino del Pdl

Negli anni del governo Berlusconi gli scontri sui respingimenti

Camera/ Boldrini, una vita per i rifugiati nel mirino del Pdl

Roma, 16 mar. (askanews) - "La prima e la seconda votazione finiscono con un nulla di fatto. Tra poco si riprende il rito. Mi auguro con una nuova prospettiva". Quando ieri ha chiuso il post del blog che tiene sull'Huffington Post con queste parole Laura Boldrini probabilmente non poteva immaginare che "la nuova prospettiva" nelle votazioni per il presidente della Camera oggi ci sarebbe stata e l'avrebbe coinvolta personalmente. Neo deputata di Sinistra Ecologia e Libertà, la candidata scelta dal centrosinistra per il ruolo di terza carica dello Stato è nata a Macerata il 28 aprile 1961, ha quasi 52 anni quindi, e ha una figlia di 18 anni di nome Anastasia. Per oltre venti anni, si legge nella biografia pubblicata sul suo sito www.lauraboldrini.it, ha lavorato nelle agenzie delle Nazioni Unite, per le quali ha svolto diverse missioni in luoghi di crisi, tra cui Ex-Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda. Dal 1998 al 2013 è stata portavoce dell'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR) per l'Europa meridionale, occupandosi dei flussi migratori nel Mediterraneo. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali: la Medaglia Ufficiale della Commissione Nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999), il titolo di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2004), il Premio Consorte del Presidente delle Repubblica (2006), il Premio giornalistico alla carriera Addetto Stampa dell'Anno del Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti (2009), il Premio Renato Benedetto Fabrizi dell'ANPI (2011). Nell'aprile del 2010 ha pubblicato per Rizzoli 'Tutti Indietro', volume in cui Boldrini ha raccolto le storie di tanti rifugiati raccolte in prima linea. Sempre ai lettori del suo blog spiegava il 6 gennaio scorso la decisione di candidarsi: "Nell'Italia di oggi - scriveva - fare politica non è considerata una bella cosa. Le persone guardano i politici con sospetto e non li considerano i loro referenti. Dunque scegliere di candidarsi è visto da molti come qualcosa di incomprensibile. Di molto coraggioso. Ma la politica segna la nostra vita e non si può sempre restare a guardare. Perché non basta lamentarsi per migliorare le cose. Perché questo Paese non ha più tempo da perdere. Ha bisogno di un cambiamento netto, a cominciare da coloro che nelle istituzioni hanno la responsabilità di rappresentare il popolo italiano". Da italiana che ha vissuto tanto all'estero, osservava che "tante volte essere italiani all'estero non è stato semplice": per l'atteggiamento del nostro paese nei confronti dei migranti (respingimenti, ronde padane) e per "gli scandali e la corruzione". Soprattutto negli anni del governo Berlusconi dove plateali erano gli attacchi subiti da diversi esponenti del Pdl. Ignazio La Russa da ministro della Difesa definì Boldrini "disumana e criminale" nel 2009, all'indomani della condanna da parte dell'alto commissariato dell'Onu per i rifugiati della politica dei respingimenti dei clandestini. E l'allora presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ci metteva il carico spiegando che l'Onu non poteva dargli lezioni perché "offriva più tribune a leader come Ahmadinejad...". Boldrini dunque spiegava sul suo blog che "per mettere freno a un tale declino, per recuperare credibilità e dare fiducia ai nostri giovani bisogna cambiare drasticamente rotta. Se ho accettato ora di candidarmi è per rispondere ad un dovere civico e morale. L'ho fatto con SEL perché in questi anni difficili per la difesa dei diritti ho apprezzato la sensibilità e l'impegno di Nichi Vendola e di altri esponenti del partito che si sono spesi contro la criminalizzazione dei migranti, il populismo e l'utilizzo della paura a scopo di consenso". "Credo che questa - concludeva - sia una grande opportunità per portare avanti il mio impegno anche se da un'altra prospettiva. E sono contenta di farlo nel mio paese e per il mio paese. L'obiettivo è di contribuire ad una società più equa, inclusiva e più contemporanea, una dimensione di cui l'Italia non può più fare a meno". Della Camera più giovane e più rosa della storia repubblicana che si troverà a guidare ieri Boldrini scriveva che "sembra paradossale che non si possa avere la certezza che sta per iniziare quella fase di cambiamento tanto necessaria al Paese. Lasciateci lavorare, mi viene da pensare, bisogna dare le risposte ai bisogni stringenti delle persone. La politica tutta non può ignorare questo preoccupante quadro. Incluso il M5S che ha deciso di entrare nelle istituzioni per svolgere un ruolo di cambiamento".

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