martedì 24 gennaio | 04:40
pubblicato il 25/giu/2014 16:48

Camera: Boldrini, dobbiamo tornare a guardare a sud (1 upd)

(ASCA) - Roma, 25 giu 2014 - ''Dobbiamo tornare a guardare a sud''. E' quanto afferma la presidente della Camera, Laura Boldrini, nel suo intervento a Montecitorio per la la presentazione della seconda edizione di 'Mundi', il Forum internazionale della solidarieta' e della responsabilita' sociale. Per Boldrini ''e' quanto mai opportuna la decisione di focalizzare l'attenzione della seconda edizione del Forum sui Paesi del Maghreb'': ''Marocchina e' infatti la terza comunita' straniera in Italia e la seconda proveniente da Stati non appartenenti all'Unione europea - aggiunge la presidente della Camera -. Tunisini erano le decine di migliaia di giovani che, tre anni fa, si riversarono sulla coste italiane (io ero li', a Lampedusa) alla ricerca della hurriya, la liberta', e di una vita migliore in Europa.

Algerino e' oltre un terzo del gas naturale che importiamo per soddisfare i consumi industriali e domestici. Libici sono i gommoni ed i vecchi pescherecci che solcano il Canale di Sicilia carichi di uomini, donne e bambini in fuga dalle persecuzioni, dalle guerre e dalle violenze in Medio Oriente e nell'Africa subsahariana che per molti anni io stessa mi sono trovata ad assistere nell'isola di Lampedusa come portavoce dell'UNHCR. Questi uomini, queste donne, questi bambini non sono, come qualcuno si ostina ancora a chiamarli, ''clandestini'. Sono, per la maggior parte, persone in cerca di protezione, rifugiati, che non possono far altro che lasciare il proprio Paese e che sono costretti a fare ingresso irregolarmente in Europa perche' i canali legali sono pressoche' inesistenti''. Quindi Boldrini afferma: ''Dobbiamo dunque tornare, come dicevo, a guardare a sud. Lo dobbiamo fare perche' l'Europa, senza un ancoraggio nel Mediterraneo, non solo rinnega la propria storia, ma si dimostra incapace di guardare al futuro. Dobbiamo farlo perche' di Italia e di Europa hanno bisogno, in questo momento, i Paesi del Maghreb, scossi dalle turbolenze e, talvolta, dalle violenze successive allo scoppio delle cosiddette 'Primavere arabe', ma anche pervasi da molta voglia di farcela, dalle speranze che quelle Primavere avevano sollevato. Quelle speranze dobbiamo riuscire a trasformarle in veri processi di consolidamento della democrazia, non possiamo disperdere quelle energie. Noi abbiamo il compito di accompagnare tutto questo per consolidare qualcosa di migliore''.

''E, infine, dobbiamo tornare a guardare a sud perche' anche noi oggi abbiamo bisogno di questi Paesi - prosegue -: non solo per le fonti energetiche alternative in un momento di crisi nei rapporti con la Federazione russa, ma anche perche' c'e' bisogno di maggior democrazia e di maggior stabilita' in una regione geografica cosi' vicina a noi e cosi' scossa dalle violenze. E come farlo? Lo dobbiamo fare in diversi modi e sicuramente attraverso il dialogo, la conoscenza reciproca e l'ascolto dell'altro. Noi spesso non conosciamo i nostri vicini. Abbiamo bisogno di figure-ponte''. com-sgr

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