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pubblicato il 05/mag/2014 09:29

Calcio: Renzi, basta stadi luoghi di impunita'

Calcio: Renzi, basta stadi luoghi di impunita'

(ASCA) - Roma, 5 mag 2014 - ''Sabato, e troppe altre volte come sabato, abbiamo visto lo stadio come un luogo dell'impunita'. Sa qual e' stata la cosa forse piu' sconvolgente? E' stato vedere i giocatori che andavano a parlare con i capi delle tifoserie''. Lo afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi in un colloquio su La Stampa facendo riferimento a quanto accaduto a Roma in occasione della finale di Coppa Italia. Per Renzi ''non ci sono dubbi che questo deve finire. Comportera' la rottura con certi ambienti delle tifoserie organizzate? Vorra' dire che romperemo''.

''Voglio far passare le elezioni - continua - perche' e' da sciacalli buttarsi su quello che e' successo quando c'e' un ragazzo che sta male. Non mi interessa prendere voti in questo modo. Se qualcuno lo vuol fare, lo faccia. Io non ci sto. Lascio passare le elezioni, lascio finire il campionato e poi, tra luglio e agosto, pensiamo a come restituire il calcio alle famiglie''.

Sabato sera, dice ancora Renzi, ''allo stadio ci sono andato da babbo, e ora da babbo sento il dovere di far si' che il calcio possa tornare a essere un gioco, e non un'occasione di guerra fra bande''. Quando alle strategie da adottare, ''in Inghilterra avevano problemi piu' grossi di noi, eppure ce l'hanno fatta. Negli Stati Uniti si perde una finale per un punto contestato eppure tutto finisce con una grande festa. Perche' non ce la dovremmo fare noi?''. Per il premier ''e' necessaria anche la coercizione'' sottolineando che ''in un Paese civile Genny la carogna, con quella maglietta li', non sta in curva, sta dentro''. Il presidente del Consiglio riferisce che ''la cosa che ha colpito di piu' i miei figli non e' stata il ritardo con cui e' cominciata la partita. Sono stati i fischi all'inno nazionale. Ormai da alcuni anni, diciamo con il presidente Ciampi e poi con Napolitano, nelle scuole l'inno nazionale e' tornato ad avere un'importanza che ai miei tempi era andata perduta. Per i bambini, l'inno e' una cosa sacra, una cosa bella. Me ne rendo conto tutte le volte che vado in visita alle scuole. Per questo sabato sera i bambini sono rimasti amareggiati nel sentire tanta gente che fischiava. Anch'io ero amareggiato. Qualcuno ci ha detto: andiamo via tutti, non si puo' stare in uno stadio che fischia l'inno della nostra patria. Ma siamo rimasti, perche' noi, a quella gente, il calcio non glielo lasciamo''.

red-fdv/sam/

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