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pubblicato il 27/ott/2011 05:10

Bossi nega patto con premier.E avverte:Decido io quando si vota

Polveriera gruppo Camera, monta insofferenza verso Reguzzoni

Bossi nega patto con premier.E avverte:Decido io quando si vota

Roma, 27 ott. (askanews) - Nessun patto tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi per votare nel 2012, ma semplicemente perchè si voterà "il giorno in cui non darò più i voti a Berlusconi". Nel giorno in cui il premier è all'esame della Ue a Bruxelles, a Roma Umberto Bossi continua a tenere sul filo il governo e rivendica la sua forza: "Che bisogno ho io di un patto? Il coltello dalla parte del manico ce l'ho io". Tenendo la suspense sul giorno in cui potrebbe staccare la spina: "Questo non ve lo dico..." risponde con un sorriso beffardo. Così come Bossi mostra la sua forza evitando di rivendicare la vittoria sul tema pensioni: "Non ha vinto la Lega, hanno vinto il buonsenso e l'onestà". Ma dietro le dichiarazioni del leader, c'è un partito in continua fibrillazione, con valutazioni diverse sulla strategia da tenere nei prossimi mesi e tutte legate allo scontro interno tra gli uomini del 'cerchio magico' e il 'correntone' di Roberto Maroni. I primi che sperano nel voto a primavera per mettere in atto il 'repulisti' degli indesiderati maroniani, i secondi che al contrario quasi sperano in un governo tecnico che dia tempo al ministro dell'Interno di consolidare il suo peso nel partito. Una battaglia che, negata da sempre dai 'cerchisti' in primis, esplode ormai pubblicamente, come testimonia il violento scontro verbale tra Marco Reguzzoni - capogruppo alla Camera ed esponente di spicco del 'cerchio' - e il deputato comasco e maronita Nicola Molteni. Oggetto dalla animatissima discussione inscenata alla buvette di Montecitorio, proprio la 'black list' che sarebbe stata redatta dai 'cerchisti' con i nomi di chi non dovrà essere ricandidato, tra cui lo stesso Molteni. Lista smentita da Reguzzoni, ma evidentemente senza convincere. E che il gruppo del Carroccio sia ormai una polveriera lo dimostra anche l'insofferenza con cui in molti hanno accolto lo show di Reguzzoni contro Gianfranco Fini questa mattina alla Camera: "Ci ha riempito di messaggini, ci ha detto perfino quando avremmo dovuto applaudire e quando urlare 'dimissioni'", raccontano i deputati leghisti. E poi "ormai ogni volta che prende la parola scatena una rissa, oppure andiamo sotto, come è successo ad esempio sulla Legge Comunitaria: così non si può andare avanti", dicono in molti, non solo maroniani doc. Ma soprattutto pare che stavolta a non gradire l'exploit in Aula del capogruppo sia stato lo stesso Bossi: "L'attacco di Fini alla pensione di Manuela Bossi l'avranno sentito in diretta poche centinaia di migliaia di italiani. Dopo il casino che ha fatto stamattina in Aula Reguzzoni lo sapranno tutti", spiega un dirigente leghista che sostiene: "Reguzzoni stavolta si è preso una bella strigliata dal Capo'". Un clima che sembra propedeutico a rimettere in agenda la sostituzione del capogruppo: "A luglio Bossi gli ha riconfermato l'incarico a tempo. Prima o poi quel tempo dovrà scadere", dice più di un deputato.

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