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pubblicato il 16/set/2011 21:20

Bersani spinge su 'Nuovo Ulivo' ma irrita Casini e parte del Pd

Il leader Pd alla fine va a Vasto per non scoprirsi a sinsitra

Bersani spinge su 'Nuovo Ulivo' ma irrita Casini e parte del Pd

Roma, 16 set. (askanews) - Aveva detto che alla festa nazionale di Idv Vasto non sarebbe andato, e non solo per motivi di agenda: quando lunedì scorso Pier Luigi Bersani aveva annunciato il suo forfait al dibattito con Di Pietro e Vendola, provocando la reazione stizzita del leader di Idv, molti a largo del Nazareno avevano chiaramente detto che c'erano anche, e soprattutto, ragioni politiche dietro la decisione. Per questo la decisioni di oggi ha sorpreso tutti ed ha provocato anche più di un malumore: quel "bel passo avanti" verso il 'nuovo Ulivo' rivendicato dal segretario democratico al termine del faccia a faccia non è piaciuto innanzitutto a Pier Ferdinando Casini, ma non fanno i salti di gioia nemmeno gli esponenti della minoranza Pd, da Fioroni a Veltroni, e qualche perplessità c'è pure in ambienti che sostengono il segretario. Qualche giorno fa, uomini vicini Bersani facevano notare che Idv aveva sparato sul Pd per tutta l'estate, sfruttando l'inchiesta su Penati, e questo non poteva essere accettato. Inoltre, Di Pietro lavora a dividere il Pd dall'Udc, mentre il dialogo con i centristi è uno dei pilastri della strategia bersaniana e dalemiana. Si aggiunga che il leader Idv vuole proporsi come 'motore' dell'alleanza, come ha fatto anche questa sera parlando al Tg di Enrico Mentana, ed ecco tanti buoni motivi, spiegavano, per disertare la festa di Vasto. Invece, all'ultimo momento, Bersani ha cambiato idea. Ufficialmente perché è riuscito a conciliare l'agenda berlinese con il dibattito di Vasto. Ma qualcuno ipotizza che il segretario abbia rivisto il suo programma per due motivi: intanto, perché lo scenario delle elezioni in primavera è tutt'altro che improbabile, ed è bene non rompere con partiti che alla fine saranno alleati; secondo, soprattutto, perché la la polemica a sinistra dava fastidio: il 'Fatto' attacca quotidianamente il Pd per la sua linea troppo moderata e, con il fardello dell'inchiesta Penati sulle spalle, non è opportuno avere nemici a sinistra. Versione ovviamente negata dallo staff bersaniano, ma che dà la misura del fastidio che si prova in diversi ambienti del partito. Qualcuno, come Marco Follini, esce allo scoperto. Prima che parlasse Bersani, il senatore Pd ha detto: "Se Bersani va a Vasto per un dibattito con Di Pietro e con Vendola ovviamente non c'è questione. Se il dibattito sottintende l'ineluttabilità di quella alleanza la questione invece è grandissima. Un'alleanza di quel tipo sarebbe lo snaturamento del Partito democratico". Peccato che a Vasto Bersani ha parlato proprio di "bel passo avanti" del 'Nuovo Ulivo', mentre Di Pietro definiva l'Udc una specie di "escort della politica". Parole che hanno spinto Casini a replicare: "Se il Pd ha nostalgia dell'Ulivo è un suo problema. Io certamente non ne ho". E stamattina, su Europa, Paolo Gentiloni, uno dei dirigenti della minoranza di 'Movdem', aveva messo in guardia: "Una coalizione Pd-Idv-Sel che uscisse vincente da un voto con questa legge elettorale potrebbe affrontare le sfide che abbiamo davanti?". E Giuseppe Fioroni, nel pomeriggio, ha commentato: "Non possiamo ripetere gli errori del '94 quando Occhetto si arroccò su una gioiosa, ipotetica, macchina da guerra di sinistra che finì sconfitta. Questa cosa non può essere. Non possiamo fare una coalizione che si riduce a Pd-Idv-Sel: quella sarebbe una coalizione non in grado di vincere da sola. E sarebbe esattamente il contrario rispetto a quello che abbiamo sostenuto fino ad oggi". Bersani, al contrario, parlando a Vasto ha detto che si può certamente immaginare un governo di centrosinistra senza terzo polo, l'importante è fare comunque un'offerta politica anche ai centristi: "Io non vedo perchè le forze del centrosinistra non debbano fare una proposta aperta, molto larga. Poi, uno viene o non viene... si vede, ma a noi deve interessare quello che facciamo non quello che fanno gli altri". In ogni caso, ha aggiunto, "entro fine anno dobbiamo trovare un programma condiviso". Parole che non avranno entusiasmato esponenti come Enrico Letta o Massimo D'Alema, da sempre attenti al dialogo con i centristi. Certamente, Bersani non ha intenzione di chiudere nessuna porta. Ma il segretario è anche convinto che difficilmente nasceranno governi di transizione ed è deciso a non farsi trovare impreparato in caso di eventuali elezioni a primavera. E come dice un membro della segreteria vicino a lui: "Tanto sia Di Pietro che Casini, in caso di elezioni, devono parlare con noi...".

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