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pubblicato il 24/lug/2012 20:46

Bersani frena voto autunno e avverte Monti: No due maggioranze

Il segretario Pd domani dal premier, con un elenco rimostranze...

Bersani frena voto autunno e avverte Monti: No due maggioranze

Roma, 24 lug. (askanews) - La crisi europea si ferma solo "accelerando" le decisioni prese dal vertice Ue di giugno e con un intervento della Bce, mentre sul fronte interno bisogna rivedere alcuni punti della 'spending review' e, soprattutto, deve essere chiaro che i prossimi mesi di legislatura non possono essere affrontati con due maggioranze. Il segretario Pd Pier Luigi Bersani domani incontrerà il presidente del Consiglio Mario Monti, ma dalle parole pronunciate questa sera a Sky si può avere un'idea delle rimostranze che verranno presentate al premier. Già stamattina, del resto, era stato Massimo D'Alema, sull'Unità, a chiarire che "la situazione si fa sempre più insostenibile, questo deve essere chiaro a tutti. Compresi il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica". Il messaggio che i democratici mandano è semplice: il Pdl è inaffidabile, solo con il Pd e i centristi si può pensare di costruire il prossimo governo. Bersani, peraltro, ha voluto frenare sul voto in autunno: "Facciamo una legge elettorale, dopodiché un paese potrà decidere per il meglio. Ma senza questo strumento mi sembra una discussione molto, molto astratta". Anche in questo caso, l'accusa è rivolta al Pdl: "Noi siamo pronti a cambiare la legge elettorale, a due condizioni: primo, che la sera del voto si sappia chi governa, sennò è uno tsunami; secondo, che gli elettori possano scegliere i parlamentari con un sistema di collegi". Su questo secondo punto, in verità, va segnalata la richiesta di "flessibilità" rivolta da D'Alema proprio al Pd. Da giorni girano voci di un possibile compromesso tra quel "ragionevole premio di governabilità" chiesto da Bersani e le preferenze che per Pier Ferdinando Casini sono irrinunciabili. Alla fine, però, sembra evidente che il Pd pone una condizione: con il Pdl, con questo Pdl, è impensabile qualunque futura alleanza. Se da quelle parti i 'moderati' prendono coraggio e si sganciano da Berlusconi, si potrà ragionare. Fermo restando che il Pd è il primo partito e rivendicherà il proprio ruolo. E domani, a Monti, Bersani ripeterà anche le sue richieste sulla spending review. Segno che i democratici non intendono limitarsi a fare da stampella al Governo per i prossimi mesi. Di sicuro, come ha detto anche stasera il segretario Pd, "sono veramente irritato, non è che possiamo tutti i giorni - se c'è da salvare un deputato o un senatore dall'arresto o fare un'operazione propagandistica come questa - veder riformarsi la vecchia maggioranza". Mentre, è il corollario di questo ragionamento, si torna alla "maggioranza strana" quando bisogna varare misure lacrime e sangue. Su questo, il presidente del Consiglio sarà chiamato a dire qualcosa.

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