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pubblicato il 20/set/2011 17:36

Berlusconi/Sim straniere Lavitola, premier disse:Roba da mafiosi

Il maggiordomo di palazzo Grazioli sentito dai pm napoletani

Berlusconi/Sim straniere Lavitola, premier disse:Roba da mafiosi

Napoli, 20 set. (askanews) - "Ma guarda un po'... queste cose le fanno i mafiosi": furono queste le parole che, secondo il maggiordomo di villa Grazioli, pronunciò il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando Lavitola gli fece avere dei telefoni con schede straniere da usare per i loro colloqui. Il maggiordomo di Silvio Berlusconi, interrogato dai pm nelle scorse settimane come persona informata sui fatti, ha ricostruito agli inquirenti un episodio particolare che riguarda il direttore e editore dell'Avanti, Valter Lavitola. Si parla di alcuni telefonini con schede straniere. Di qui, secondo il testimone, la reazione di Berlusconi: "Se non ricordo male, mi disse 'guarda un po' queste cose le fanno i mafiosi'". Alfredo Pezzotti, maggiordomo da venti anni a palazzo Grazioli, ha raccontato di aver ricevuto da un collaboratore di Lavitola, Rafael Chevez, tre telefoni con schede "argentine o panamensi non ricordo, comunque ritengo fossero del paese dove si trovava Lavitola", precisa. "Lavitola spiegò che era necessario che il presidente utilizzasse queste utenze per parlare con lui che si trovava all'estero" e racconta di aver preso in consegna gli apparecchi. "Circa due o tre giorni dopo, alla presenza del presidente Berlusconi, composi il numero di telefono dell'utenza straniera in uso a Lavitola e passai la comunicazione al presidente Berlusconi che iniziò a parlare con Lavitola". Il premier, che nel racconto del testimone aveva saputo delle schede sudamericane inviate da Lavitola, "mi parve in verità piuttosto seccato per questa modalità con cui doveva mettersi in contatto con Lavitola". Il maggiordomo ha riferito ai magistrati anche di aver conosciuto la moglie di Giampaolo Tarantini, Angela Devenuto detta Nicla. L'incontro avvenne agli inizi del 2011, "non l'avevo mai vista prima" ricorda il testimone. "Mi consegnò una lettera in busta chiusa indirizzata al presidente Silvio Berlusconi in cui, mi disse, chiedeva un aiuto economico sia per il suo nucleo familiare, sia per le precarie condizioni di salute di una sua congiunta". "Ho rivisto Nicla a distanza di mesi, quattro volte se non sbaglio" e in un'occasione - ricorda il teste - "mi chiese di intercedere per farle ottenere un prestito di 5mila euro".

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