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pubblicato il 12/nov/2011 05:10

Berlusconi vuole voce in capitolo e mette in stand by Monti

Pdl lacerato. E contro 'pacchetto pronto' si agita carta Alfano

Berlusconi vuole voce in capitolo e mette in stand by Monti

Roma, 12 nov. (askanews) - La cosa che davvero l'ha fatto infuriare è stato il giro delle consultazioni informali inaugurato da quel Mario Monti che - fino a prova contraria - non ha ancora preso possesso di palazzo Chigi. Da quando è rientrato a Roma tv e giornali, istituzioni e opposizioni, tutti parlano già dell'ex commissario Ue come del successore di Silvio Berlusconi. Tutti tranne lui, Silvio, che ha pur sempre la maggioranza al Senato ed è ancora - sia pure per 24 ore - premier in carica. Raccontano che il Cavaliere abbia detto che "no, non subisco questa umiliazione". E ancora "no, non mi faccio calpestare così". Prendendo spunto dai suoi dubbi, la fronda che comunque spaventa il Cavaliere e cresce d'intensità gli ha suggerito di tenere duro su un nome di centrodestra, proponendo quello di Angelino Alfano. Eppure resta difficile che alla fine il premier, al Colle, possa proporre un nome diverso da quello che risponde al profilo di Mario Monti. Il presidente del Consiglio però pretende un segnale, un atto di rispetto, un margine di trattativa. Altrimenti il banco potrebbe saltare. La confusione che regna in queste ore nel Pdl è testimoniata non soltanto dal fatto che a palazzo Grazioli c'è di fatto un 'vertice permanente' ma anche dall'incredibile balletto di nomi fatti trapelare per far indebolire la 'carta Monti'. Prima Amato, poi Dini, infine Angelino Alfano: è l'opzione di sempre del partito del voto, di chi apertamente si è schierato contro l'ex commissario Ue e sfrutta la scia del Carroccio e il fastidio del premier. Non che ovviamente il segretario del Pdl non sia gradito a Silvio Berlusconi, anzi. Ma il Cavaliere è consapevole, riferiscono diverse fonti, che se pur impervia la strada che porta a un nuovo esecutivo passa necessariamente dalle parti di Mario Monti. Proporre Alfano equivarrebbe con ogni probabilità a precipitare il Paese verso le urne. Monti o le urne, almeno così sembra guardando ai mercati, valutando il quadro politico, pensando al Colle e alle opposizioni. Eppure le ultime ore hanno mostrato un Pdl frantumato e una faida interna senza precedenti su obiettivi e ministri di un futuro, eventuale, esecutivo. Ma con un minimo comun denominatore: il fastidio crescente di molti per 'l'umiliazione' inflitta al partito e al suo Capo. Il tentativo di anticipare l'Ufficio di presidenza a oggi, poi tramontato, mostra quanto il partito pro Monti 'pressi' il Cavaliere per accelerare e ridurre al minimo l'incertezza in vista della salita al Colle per le consultazioni. Proprio l'ala azzurra che chiede al premier di lanciarsi nel governo di unità nazionale ha provato ad anticipare i tempi. Seguendo anche, secondo alcune fonti di maggioranza, quanto auspicato in queste ore dai massimi vertici istituzionali. Ma gli ex An avrebbero fatto presente che una forzatura, allo stato, non produrrebbe nulla di buono.

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