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pubblicato il 12/nov/2011 22:56

Berlusconi tenta ultima carta Letta,poi si arrende governo Monti

Pdl prova a mettere paletti. Cavaliere prova a ottenere garanzie

Berlusconi tenta ultima carta Letta,poi si arrende governo Monti

Roma, 12 nov. (askanews) - Quando Silvio Berlusconi a sera arriva davanti all'Ufficio di presidenza del Pdl, sa già che non c'è nessuna alternativa al governo Monti. Sa che mezzo partito non è d'accordo, qualche ministro ha anche tentato di convincerlo a fare la mattata all'ultimo minuto e a non presentarsi dimissionario al Colle. Ma dopo aver provato per mesi a convincere (e convincersi) che "a questo governo non c'è alternativa" se non le elezioni, ormai da giorni il Cavaliere ha capito che è il caso di arrendersi. "C'è una forte pressione dei mercati internazionali - si giustifica - e non possiamo assumerci la responsabilità di mandare il paese in default". Al Cavaliere resta da salvare il salvabile: il partito, tanto per cominciare, che è pesantemente a rischio scissione. Ma anche l'orgoglio personale: far vedere che la resa non è incondizionata, che il sì al governo che da giorni tutti danno per scontato, non gli è passato sopra la testa. E così, dopo aver tentato ieri di avere voce in capitolo buttando nella mischia i nomi di Alfano e Dini, l'ufficio di presidenza del Pdl decide di fissare i paletti con cui il partito di maggioranza relativa potrà dare il suo via libera all'esecutivo guidato dall'economista. Ovvero che il programma sia basato solo sugli impegni contenuti nella lettera della Bce, che la durata del governo sia legata alla realizzazione degli stessi, che non ci sia nessun ministro politico e che nessun componente del nascente esecutivo, premier compreso, si candidi alle prossime elezioni. A corollario un po' tutti cercano di ricordare che il centrodestra è maggioranza ancora al Senato e che comunque, è il messaggio che si vuole far passare per sminuire quella che potrebbe suonare come una resa, "può staccare la spina quando vuole". Una posizione attraverso la quale si cerca di ricompattare il partito, ma anche di mantenere accesa la speranza che non salti anche l'alleanza con la Lega. Il punto è che Berlusconi è anche reduce dal lungo incontro che all'ora di pranzo ha avuto proprio con Mario Monti. Nella migliore delle ipotesi fonti del Pdl definiscono il colloquio "cordiale": non un buon segnale, al netto del politichese. Raccontano, infatti, che il premier sia andato in pressing sul Professore per avere Gianni Letta come vicepremier: condizione che tuttavia non sarebbe gradita al Pd e al Terzo Polo. Raccontano ancora che il senatore a vita abbia tenuto il punto. E che anche per questo l'incontro al Colle in cui Berlusconi si è dimesso sarebbe stato piuttosto teso. E' infatti proprio sul nome di Letta che si sarebbe svolta l'ultima trattativa. Perché, è il ragionamento che molti fanno nel Pdl, infondo l'attuale sottosegretario non è nemmeno un parlamentare e quindi può rientrare in un esecutivo in cui non sia presente nessun politico. Lo stesso Letta, tuttavia, visto il complicarsi della situazione, secondo fonti di maggioranza, si sarebbe 'chiamato fuori'. D'altra parte Silvio Berlusconi vuole garanzie e più di un dirigente del partito ammette che sul piatto della discussione con Monti il Cavaliere avrebbe posto anche la richiesta che non ci sia nessun accanimento né sul fronte della giustizia né su quello delle aziende di famiglia, senza tuttavia ricevere precise rassicurazioni in cambio. L'ultima mossa del Pdl, a questo punto, consisterà nel riconvocare l'Ufficio di presidenza "dopo l'incontro tra il presidente incaricato e la delegazione del Pdl, così da consentire la verifica circa l'esito di un confronto in merito alla composizione dell'esecutivo, al programma proposto e ai tempi del mandato". Per certi versi, anche uno scatto d'orgoglio del Cavaliere che oggi ha dovuto subire contestazioni ovunque. "Davvero, non me l'aspettavo".

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