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pubblicato il 20/giu/2013 09:11

Berlusconi: Quagliariello, ora questione giustizia pesera' su governo

Berlusconi: Quagliariello, ora questione giustizia pesera' su governo

(ASCA) - Roma, 20 giu - ''Se il governo non vuole fare la fine di quelli precedenti deve affrontare il nodo della giustizia'' che ''ora riguarda non solo i ministri del Pdl ma l'intero esecutivo. Dopo questa sentenza della Corte, il problema giustizia per la stabilita' del governo si pone con molta piu' urgenza''. Lo ha affermato al Corriere della Sera il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, che cosi' ha commentato la decisione della Consulta di respingere il ricorso presentato da Silvio Berlusconi. Per l'esponente del Pdl ''e' un'enormita' affermare che i giudici possano sindacare sulle scelte politiche del governo, perche' stabilire la data di un consiglio dei ministri piuttosto che un'altra e' un atto squisitamente politico''. ''Le parole del presidente Berlusconi - ha sottolineato Quagliariello - hanno responsabilmente distinto il governo dai suoi processi. Ma ora il nodo giustizia, la causa della caduta del primo governo Berlusconi e del governo Prodi, si ripresenta''. Quagliariello ha ricordato che ''fino ad oggi era stato congelato il tema giustizia ritenendo che la riforma dello Stato potesse facilitare poi la soluzione di quel problema. Si era ritenuto che rafforzare l'esecutivo, migliorare i rapporti tra i poteri, chiarire il ruolo dello Stato potesse poi portarci a sciogliere il vero nodo gordiano della politica italiana dal '92 a oggi. Ora, oggettivamente, e lo dico con tutta la responsabilita', tutto diventa piu' difficile. E le risposte devono arrivare dall'intero governo''. Sulla strategia da tenere ''ne parleremo nei prossimi giorni. Una cosa pero' e' continuare a dare prova di responsabilita', altra cosa e' mettere la testa sotto la sabbia e far finta di niente''. Infine secondo Quagliariello, ''la Consulta se proprio ci teneva a non dare ragione a Berlusconi, poteva quanto meno tenere in maggior conto l'autonomia della politica e rimettere alla Cassazione la valutazione sulla violazione o meno del principio di leale collaborazione. Sarebbe stata una scelta molto piu' prudente''.

red-brm/cam

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