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pubblicato il 15/lug/2011 21:23

Berlusconi parla, ma resta assillo Mondadori: Stop potere giudici

Premier garantisce:vado avanti. Ma è impasse su successore Alfano

Berlusconi parla, ma resta assillo Mondadori: Stop potere giudici

Roma, 15 lug. (askanews) - Silvio Berlusconi fa quello che un presidente del Consiglio deve fare: si presenta in Aula e vota la fiducia al suo governo e il via libera alla manovra-sprint che deve bloccare l'assalto della speculazione. Silvio Berlusconi dice quello che un presidente del Consiglio deve dire: e cioè che ora l'Italia è più forte, che il suo esecutivo andrà avanti per i restanti due anni della legislatura e realizzerà le riforme necessarie, anche per l'economia. Ma c'è anche un Silvio Berlusconi che continua a tacere ed è quello che ha creato un impero e che da una settimana, da quando la sentenza d'Appello ha decretato che la Mondadori dovrà pagare alla Cir di De Benedetti 560 milioni di euro di risarcimento, non pensa ad altro e si morde con difficoltà la lingua. Il Cavaliere ammette candidamente davanti ai giornalisti quanto il suo ruolo di premier e quello di imprenditore siano legati e, leggendo degli appunti per non andare troppo fuori rotta, spiega così il silenzio in cui si è rintanato da giorni. Accenna a cose "recentemente accadute" che lo hanno "riguardato da vicino" e che "sono tali" che se dovesse dire quello che pensa, finirebbe per andare contro "l'interesse del Paese in questo momento di attacchi internazionali". Insomma, spiega, il 'gioco del silenzio' è stato dettato dal "senso di responsabilità". Ed è ovvio, dunque, che i toni usati nelle ultime ore dal presidente del Consiglio con i pochi che lo sono andati a trovare a palazzo Grazioli, e con i tanti che hanno fatto la fila dietro la sua porta mentre era alla Camera, siano di altro tenore. E girano attorno alla parola "accerchiamento". Colpevoli, sempre certi giudici che "vogliono sostituirsi al potere politico". "Stanno aggredendo il mio patrimonio, vogliono ridurmi in povertà. Però - avrebbe detto il Cavaliere - sono preoccupato non tanto per me, ma perché sono vicende che fanno soffrire i familiari". Ma almeno in pubblico il presidente del Consiglio ancora in carica cerca di non far prendere il sopravvento all'imprenditore ferito. E così, presentandosi alla Camera con un bernoccolo in testa dovuto a una caduta nella vasca da bagno, mette la faccia last minute sul varo di una manovra che non gli piace e che porta le firme di Giulio Tremonti per un verso e di Giorgio Napolitano per l'altro. Con i deputati Silvio Berlusconi scaccia i fantasmi del governo tecnico assicurando che tanto i numeri sono dalla sua e che anche Umberto Bossi lo sa. D'altra parte la fiducia alla manovra è passata con 316 sì e, al netto delle assenze, la maggioranza ha dimostrato di essere autosufficiente. E addirittura si sente in grado di promettere che non lascerà la politica fino a quando non avrà abbassato le tasse. Certo, sottolinea, "non ora" perché la situazione non lo permette ma l'obiettivo deve rimanere quello di "dare di più al paese chiedendo meno". Ma poiché l'assillo sono i giudici, Berlusconi non glissa sulle inchieste che stanno colpendo uomini del suo partito. Garantista come si vanta sempre di essere, il premier detta anche la linea ai suoi sulla richiesta di arresto per Alfonso Papa: Noi - è il messaggio che consegna al Pdl - voteremo contro l'arresto perchè non facciamo processi in Aula e non dobbiamo creare un precedente pericoloso di carcerazione preventiva. Peccato che questa linea così rigida segni l'ennesimo discrimine con la Lega che in Giunta si è astenuta e che in serata, con Umberto Bossi, si è schierata su una posizione che sembra non lasciare adito a dubbi: Papa - dice il senatur "deve andare in galera". In questo clima di incertezza, e con l'incognita della reazione che i mercati avranno lunedì, il premier si trova ancora nell'incapacità di risolvere la questione del rimpastino: Angelino Alfano preme per lasciare il dicastero di viale Arenula e occuparsi a pieno titolo del partito, ma il Cavaliere non riesce ancora a trovare un nome spendibile (e gradito al Quirinale).

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