martedì 17 gennaio | 16:31
pubblicato il 05/nov/2011 21:27

Berlusconi: Non mi dimetto. Ma Fomigoni: Sarebbe scelta saggia

Lega: Maggioranza allargata è golpe. Appello Colle a coesione

Berlusconi: Non mi dimetto. Ma Fomigoni: Sarebbe scelta saggia

Roma, 5 nov. (askanews) - Un sabato trascorso a Roma, a cercare di rimettere in sesto la sua maggioranza, a scacciare il fantasma di tracolli imminenti, a smentire qualsivoglia intenzione di dimettersi per fare strada a un governo Letta. Con una nota ufficiale diramata nel pomeriggio, Silvio Berlusconi, decide di mettere fine alle indiscrezioni che lo descrivono in preda al pressing dei suoi stessi fedelissimi perché faccia un passo indietro. Il premier li definisce "pettegolezzi" e "chiacchiere" dei palazzi romani e poi aggiunge: "Deludo i nostalgici della prima Repubblica, non me ne vado. Continuo la battaglia". Parole che seguono di poco quelle del segretario del Pdl, Angelino Alfano, che le stesse indiscrezioni vorrebbero artefice, insieme a Denis Verdini e a Gianni Letta, dell'invito al premier a 'traghettare' il suo addio a palazzo Chigi. E' l'ex ministro della Giustizia a spiegare sostanzialmente come il Cavaliere intende affrontare gli imminenti test che vedranno l'esecutivo impegnato nelle votazioni sul Rendiconto generale dello Stato e sul ddl Stabilità. "Possono esserci riflessioni nei prossimi giorni - spiega - sulla condotta politica da scegliere per favorire il più vasto concorso possibile di forze politiche e sociali". Una dichiarazione indirizzata ai 'malpancisti' della maggioranza, ma anche alle opposizioni. Tanto che il governo potrebbe rinunciare all'annunciata fiducia sui provvedimenti anti-crisi. L'ipotesi di allargamenti della maggioranza, tuttavia, fa salire sugli scudi la Lega che con il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli dice chiaro e tondo che "governi tecnici, di coesione, di tregua, di unità nazionale o come diavolo li si voglia chiamare, o peggio ancora maggioranze allargate, sarebbero un colpo di Stato e i colpi di Stato si combattono con la rivoluzione". Ma se Berlusconi resiste, nella stessa maggioranza ci sono voci che continuano a cantare fuori dal coro. Un ruolo che ancora una volta tocca al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: Sarebbe una "strada molto saggia" - sostiene - se Silvio Berlusconi "decidesse liberamente" di lasciare il ruolo di premier e cercare altre vie "per un governo diverso". In questo clima incandescente, pesano le parole del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. "L'Italia non può rialzarsi in un clima di guerra", quello che urge ora è coesione", è il suo appello.

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