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pubblicato il 05/set/2013 19:24

Berlusconi: Mazziotti (Sc), irretroattivita' norme penali non c'entra

(ASCA) - Roma, 5 set - ''Il divieto di retroattivita' delle norme penali non c'entra nulla con la Monti-Severino, che non stabilisce una sanzione, ma un presupposto oggettivo per stare in Parlamento''. Lo sostiene il deputato di Scelta civica Andrea Mazziotti, responsabile Giustizia del suo partito, il quale sottolinea che ''la Corte Costituzionale ha gia' detto fin dal 2001 che con legge si puo' stabilire che chi ha subito una condanna grave non puo' essere candidato e questo tipo di legge non ha natura sanzionatoria e non e' soggetto ai principi che si applicano alle norme penali e non si puo' comnque parlare di retroattivita' se si parla di conseguenze di un fatto che costituiva gia' un reato grave come il falso in bilancio''.

''Nel 2001 - prosegue Mazziotti - la Corte Costituzionale fu chiamata a giudicare la costituzionalita' della legge n.

55 del 1990, che stabiliva l'incandidabilita alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali di chiunque fosse stato condannato con sentenza definitiva alla pena della reclusione superiore a sei mesi per delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione. Una norma molto simile alla Monti-Severino''.

Nella nota del deputato di Scelta civica si legge inoltre: ''La questione di costituzionalita' si basava su motivazioni sostanzialmente coincidenti con quelle oggi portate avanti dai difensori del presidente Berlusconi e in particolare sulla natura dell'incandidabilita', ritenuta una sanzione penale, e quindi di per se' irretroattiva. La Consulta ha pero' respinto questa tesi affermando che le norme impugnate non erano da qualificare come sanzioni penale e nemmeno come effetti penali derivanti dalla condanna, essendo piuttosto l'incandidailbilita' un'espressione del venir meno di un requisito soggettivo per l'accesso alle cariche considerate (cfr. sentenze nn. 118 e 295 del 1994), stabilito, nell'esercizio della sua discrezionalita', dal legislatore, al quale l'art. 51, primo comma, della Costituzione, demanda appunto il potere di fissare ''i requisiti'' in base ai quali i cittadini possono accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza. Ovviamente la Consulta e' sempre libera di cambiare opinione, ma no si puo' far finte che il tema non sia mai stato affrontato, come sembra fare il PDL''.

com/sgr/mau

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