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pubblicato il 06/feb/2011 05:10

Berlusconi esclude voto e rilancia processo breve: Ho pelle dura

"Senza Fini è finalmente possibile". Nuovo attacco alla Consulta

Berlusconi esclude voto e rilancia processo breve: Ho pelle dura

Roma, 6 feb. (askanews) - Silvio Berlusconi esclude le elezioni anticipate e rilancia la riforma della giustizia, intercettazioni e processo breve compresi, da completare negli ultimi due anni di legislatura, ora che l'alleato scomodo Gianfranco Fini non c'è più e la maggioranza, seppure "numericamente inferiore", è "più unita e coesa". L'inchiesta della Procura di Milano sul caso Ruby non sembra scalfirlo: "Il fatto non sussiste, vado avanti sereno, ho la pelle dura". In una giornata di collegamenti telefonici con i convegni organizzati a Roma e a Milano da due esponenti (Domenico Scilipoti e Francesco Pionati) di quel gruppo di Responsabili nato alla Camera a sostegno del governo - quello che il premier definisce "terza gamba" - il presidente del Consiglio avverte che andare a elezioni anticipate sarebbe "un grande danno per il Paese" perché ci sarebbe il pericolo di "una caduta di governabilità" proprio mentre l'Italia si trova alle prese con la collocazione di "250 miliardi di titoli di debito pubblico". Quindi avanti con l'azione di governo che verrà certamente allargato: si inizia oggi con l'annuncio dell'ingresso dell'esponente della Destra di Francesco Storace, Francesco Musumeci, come sottosegretario. I temi che l'esecutivo affronterà sono quelli economici: "Al prossimo Consiglio dei ministri - promette il premier - approveremo un piano per lo sviluppo". Ma anche quello tanto caro a Berlusconi della riforma della giustizia: "Stiamo preparando quella riforma che Fini e i suoi ci bloccavano. Presenteremo presto in Parlamento una legge in cui le intercettazioni possono essere fatte solo in indagini che riguardano reati di criminalità organizzata, pedofilia, omicidio e terrorismo". E poi il "processo breve" perché la lunghezza dei processi, osserva il Cavaliere, "è inaccettabile". La "grande riforma della giustizia", lascia intendere Berlusconi, toccherà anche la Corte costituzionale: "Quando il Parlamento fa una legge non deve esserci più la possibilità di avere il pm che la impugna e poi la Corte costituzionale la abroga in osservanza dei desideri del pm".

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