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pubblicato il 23/ago/2013 10:08

Berlusconi: costituzionalisti divisi su ricorso a Consulta per Severino

Berlusconi: costituzionalisti divisi su ricorso a Consulta per Severino

(ASCA) - Roma, 23 ago - In queste ore di dibattito politico, e' accesa la contrapposizione fra chi ritiene doveroso e giusto un ricorso alla Corte Costituzionale per sollevare la questione di legittimita' per la legge Severino, e chi, invece, ritiene inutile un tentativo del genere. Fra i piu' autorevoli sostenitori delle due tesi troviamo gli ex presidenti della Consulta Ugo de Siervo e Piero Capotosti.

Entrambi, stamane, hanno chiarito il proprio punto di vista in due editoriali pubblicati su ''La Stampa' e ''Messaggero'.

Dalle pagine del quotidiano di Torino, De Siervo ha sottolineato che un eventuale ricorso alla Consulta sarebbe solo ''un tentativo di guadagnare tempo'', per altro inutile visto che ''un Parlamento che fosse davvero convinto dell'inopportunita' della legge potrebbe sempre modificarla'', mentre in un editoriale pubblicato sul 'Messaggero' Capotosti ha sollevato dubbi sulla costituzionalita' della norma. In particolare Capotosti ha chiarito che ''l'incandidabilita', che pure incide pesantemente sul diritto ad accedere alle cariche elettive parlamentari, sia sulla capacita' di essere membro del Parlamento, non e' prevista dal fondamentale articolo 66 della Costituzione che prescrive che ciascuna Camera ''giudica' sui titoli di ammissione dei suoi componenti e sulle cause sopraggiunte di incandidabilita'''. Secondo Capotosti ''si pone quindi un problema di compatibilita' tra la disposizione costituzionale e la nuova disciplina che per rientrare nel citato articolo 66 richiede un apposito intervento della Corte Costituzionale''. Problema di compatibilita' tanto piu' grave, ''ove si consideri che mentre le cause di ineleggibilita' generalmente riguardano uno status, viceversa nel caso dell'incandidabilita' la causa e' rappresentata da una sentenza''. Per queste ragioni ''varrebbe la pena che sull'applicazione di questa complessa disciplina non si pronunciasse soltanto un organo politico, ma intervenisse la Corte Costituzionale''. Tesi profondamente diversa da quanto sostenuto su ''La Stampa' da Ugo De Siervo. L'ex Presidente ha ricordato che ''la Corte Costituzionale varie volte ha giudicato su ipotesi di incandidabilita', affermando con chiarezza che si tratta di divieti profondamente eterogenei rispetto alle sanzioni penali, principali e accessorie: il legislatore ordinario dispone infatti di un'ampia discrezionalita', salvo il rispetto del principio di eguaglianza, nel suo potere di stabilire i requisiti indispensabili per essere candidati a cariche elettive''. Inoltre non ha senso parlare ''di presunta incostituzionalita' delle disposizioni contestate, dal momento che esse sarebbero retroattive: il divieto di norme retroattive e' previsto solo in materia penale ma qui siamo davanti a disposizioni che deducono da una grave condanna penale definitiva un ostacolo insuperabile alla candidabilita' del condannato''. brm/sat/

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