mercoledì 18 gennaio | 07:06
pubblicato il 22/ott/2014 20:47

Berlusconi alza prezzo su Italicum ma non chiude.E rassicura Fi

Cav tiene aperta trattativa con Renzi. "Non esco di scena"

Berlusconi alza prezzo su Italicum ma non chiude.E rassicura Fi

Roma, 22 ott. (askanews) - Può succedere, quando si vogliono tenere aperte più porte ma non fare arrabbiare nessuno, che ognuno capisca quello che preferisce. Può succedere, dunque, che davanti all'assemblea dei senatori di Forza Italia Silvio Berlusconi dica che qualsiasi modifica all'Italicum va concordata, ivi compresa l'introduzione del premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione, e che all'esterno il messaggio venga veicolato come una bocciatura. Al netto di una eventuale malafede, è quello che potrebbe essere successo oggi, visto che l'ex premier è stato alla fine costretto a smentire di aver mai definito "pessima" la proposta di modifica della legge elettorale avanzata dal premier.

E, in effetti, le ricostruzioni di quanto ha dichiarato durante l'incontro a palazzo Giustiniani con i senatori azzurri sono concordi. "L'Italicum - avrebbe spiegato il Cav - fa parte di un pacchetto che è il patto del Nazareno. Rispetto all'impianto che era stato condiviso il premio di lista non c'era e quindi noi non lo possiamo accettare tout court, deve essere discusso come tutte le modifiche dell'impianto iniziale". Nessun aggettivo, né intenzione di dilungarsi oltre. Anzi, l'impegno è quello di convocare un'altra riunione ad hoc, quando servirà.

Insomma, Berlusconi dimostra di non volersi ancora sbilanciare sul punto. Sa bene che la prospettiva di un premio alla lista terrorizza gli attuali parlamentari che temono uno schiacciamento di Forza Italia, e dunque meno seggi a disposizione. Ma su questo atteggiamento interlocutorio pesa anche il canale (aperto) con Matteo Renzi. Paolo Romani nega che ci sia un incontro a breve in agenda, ma gli addetti alla questione non sono così tranchant sul punto. E, inoltre, il dialogo fra i due non sarebbe così raro. Lo avrebbe fatto intendere lo stesso leader azzurro in un passaggio del suo intervento: "Io credo - ha detto ai senatori - che l'orizzonte temporale della legislatura sia il 2018 e parlando con Renzi ho avuto l'impressione che lo sia anche per lui". Non che a palazzo Grazioli non mettano in conto che i progetti del premier siano in realtà altri. Ma per il momento l'esigenza del Cavaliere è quella di tenere aperta la trattativa con palazzo Chigi, magari cedendo qualcosa sulla legge elettorale per "incassare" altro che gli sta più a cuore. E non soltanto per le sue aziende, che certo restano in cima ai suoi pensieri, ma anche su un altro fronte: quello della riforma della giustizia. Da parte di Berlusconi nei confronti di Renzi, insomma, non c'è una chiusura quanto piuttosto un "alzare il prezzo".

Ma se da una parte si gioca questa partita, dall'altra resta l'esigenza di tranquillizzare deputati e senatori in preda a sindrome di abbandono da parte del Capo. "Sono qui - ha esordito - per rassicurarvi, per fare chiarezza con la mia faccia e con la mia voce su una serie di maldicenze, su di me e sul partito. Io non voglio rottamare nessuno, anzi voglio rilanciare Forza Italia. Né intendo uscire di scena con una sconfitta". In più, l'ex premier avrebbe ricordato il "prezzo" pagato sia a livello personale che economico, ribadendo anche che sulle sorti del partito pesa una fideiussione a suo nome. E poi, messaggio alla fronda fittiana: "Noi siamo all'opposizione del governo. Renzi comincia con proclami di destra ma poi chiude con decisioni di sinistra". Ma in Fi i nervi continuano a essere tesi: basti pensare ai mal di pancia di molti parlamentari di fronte all'ipotesi che domani Berlusconi (pare spinto dalla Pascale) partecipi alla conferenza stampa di presentazione del dipartimento per i diritti civili.

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