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pubblicato il 23/mar/2013 12:00

Berlusconi alza posta con Bersani: Governo con noi o voto

'Pronto campagna elettorale'.Ma guarda a nuovo giro consultazioni

Berlusconi alza posta con Bersani: Governo con noi o voto

Roma, 23 mar. (askanews) - Responsabile, ma fino a un certo punto. Già si sforza alquanto nell'evitare di affondare il colpo sulla 'magistratura politicizzata'. Ma quando invia il suo messaggio politico al "precario" Pier Luigi Bersani, i toni sono piuttosto netti. "O si fa un governo forte che coinvolga in un momento così grave tutte le forze responsabili, oppure si va al voto". Tertium non datur, dice Silvio Berlusconi davanti alla folla di piazza del Popolo. Sostenitori convocati tempo fa e per ben altre ragioni. Per difendere, appunto, il loro leader "dall'aggressione dei giudici". Poi però il delicato quadro politico emerso dalle elezioni, e la necessità di giocare le proprie carte nella partita della formazione del governo e nell'elezione del prossimo capo dello Stato, hanno consigliato di modificare 'piattaforma'. Un'esigenza tanto più cogente in queste ore in cui al segretario del Pd è stato conferito un pre incarico come premier. E così, visto che era troppo tardi per sconvocare la manifestazione, tanto è valso trasformarla nel palcoscenico per dimostrare che se il leader democrat insiste a 'snobbare' i suoi voti, Silvio Berlusconi è più che pronto a riprendere la campagna elettorale esattamente dove l'aveva lasciata un mese fa. Sprezzante verso avversari vecchi (Fini e Casini) o nuovi (Monti e soprattutto Grillo), le uniche parole di elogio l'ex premier le usa per Giorgio Napolitano. E a lui che si guarda. Nella convinzione che non consentirà mai a Bersani di dare vita a un governo di minoranza. Dalle parti del Cavaliere, infatti, si ragiona già sul 'dopo'. Ossia sull'eventuale incarico esplorativo che il presidente della Repubblica potrebbe conferire a una persona terza dopo il 'fallimento' del numero uno del Pd. Anche basandosi su questa convinzione, Berlusconi avrebbe accolto con sdegno e fastidio l'ipotesi avanzata dal segretario democratico: ossia collaborazione sulle riforme ma no a un'intesa di governo. Se invece Napolitano dovesse conferire un secondo incarico, ragiona il Cavaliere, allora si potrebbe trattare da una posizione di forza, contando tra l'altro sul fatto che i democratici non di stretta osservanza bersaniana a quel punto alzerebbero la voce e potrebbero offrire una sponda a un governo di larghe intese. Un quadro che ovviamente implica anche che si apra una trattativa più generale (leggi no conflitti di interesse o voti sull'ineleggibilità) che - in primis - comprenda il nome del prossimo inquilino del Colle. Oggi Berlusconi è tornato a ripetere che è arrivato il turno di un moderato del centrodestra, ma l'idea è che - soprattutto se dovesse andare in porto un governo di larghe intese - Napolitano ne sarebbe il miglior garante. Il capo dello Stato ha sempre detto di non essere disponibile a una rielezione, ma nel Pdl sono convinti che ci siano spiragli. Di certo l'ex premier tiene alta la tensione sul capitolo Quirinale e parla di tentativi di "golpe" da parte della sinistra per metterci nomi a lui ostili come quello di Romano Prodi. Se il Cavaliere sembra dunque già proiettato sul secondo giro di consultazioni e per questo tenta di alzare la posta, allo stesso tempo tiene in caldo l'ipotesi delle urne. Se non dovesse 'massimizzare' i vantaggi derivabili dalla sua disponibilità a sostenere un governo di larghe intese, infatti, la strada preferibile sarebbe appunto quella di un ritorno al voto anche nella convinzione che ad esserne maggiormente penalizzati sarebbero proprio i democratici. Per questo davanti ai suoi sostenitori riuniti a piazza del Popolo il messaggio che ribadisce con più insistenza è: sono pronto a una nuova campagna elettorale. Per il momento si andrà avanti step by step. Martedì Bersani dovrebbe incontrare la delegazione del Pdl e Silvio Berlusconi starebbe valutando se sia o meno il caso di presentarsi personalmente.

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