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pubblicato il 11/feb/2011 20:54

Berlusconi a Napolitano: Non cerco scontro. Ma clima resta freddo

Letta lo 'ammorbidisce'. Ma premier:Devo governare e fare riforme

Berlusconi a Napolitano: Non cerco scontro. Ma clima resta freddo

Roma, 11 feb. (askanews) - E' uno dei colloqui più lunghi tra premier e Capo dello Stato. Silvio Berlusconi resta per oltre un'ora al Quirinale e parla a lungo a Giorgio Napolitano illustrandogli nel dettaglio le sue difficoltà e preoccupazioni per quello che considera un attacco personale da parte della 'lobby antiberlusconiana'. Non può bastare forse un faccia a faccia ad allontanare la diffidenza reciproca, eredità di tanti incontri e scontri del passato, anche recentissimo. Ma di certo, gli accenti usati dal premier non sono quelli dell'ufficio di presidenza del Pdl. Merito anche del 'training' del solito Gianni Letta, il presidente del Consiglio si presenta da Napolitano con l'intenzione di far capire che da parte sua non c'è nessuna aria di sfida nè intenzione di scontro. Dunque, nessuna volontà di fare 'forzature'. E tuttavia il Cavaliere su un punto è stato chiaro: la maggioranza ha i numeri alla Camera per andare avanti e altri se ne aggiungeranno, e quindi ha il 'dovere' di fare le riforme. Il ché, per Berlusconi, vuol dire soprattutto riforme sulla giustizia e in primo luogo processo breve e intercettazioni. Perchè, per il Cavaliere, tutto questo fango che sta finendo sui giornali non è solo un problema del presidente del Consiglio, ma di tutto il Paese e della sua immagine all'estero. Napolitano ascolta pazientemente, anche le promesse sentite più volte e spesso smentite dalle prese di posizione successive. Il colloquio è franco ma, comunque, venato da una certa freddezza. Un paio d'ore prima dell'arrivo di Berlusconi Napolitano coglie l'occasione di un incontro con il comitato di presidenza del Csm per ribadire - anche questa cosa già detta dal presidente - che "tentazioni di conflitti istituzionali" e di "strappi mediatici" non servono a nessuno e tanto meno portano a "verità e giustizia". Napolitano è convinto e lo ribadisce al premier che dentro l'ordinamento vigente, regolato dalla Costituzione e dalle leggi, vi siano tutte le garanzie per avere un 'giusto processo' dove si possono fare valere le proprie ragioni. Sia quelle di merito che procedurali, comprese quelle in materia di competenza dei giudici.

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