giovedì 19 gennaio | 16:22
pubblicato il 10/set/2013 12:00

Berlusconi/ 'Famiglia cristiana': fermare follia e salvare paese

Non serve accanimento terapeutico per salvare 'soldato silvio'

Berlusconi/ 'Famiglia cristiana': fermare follia e salvare paese

Roma, 10 set. (askanews) - "Niente crisi, sarebbe una follia": questa - con foto di Silvio Berlusconi - l'apertura di 'Famiglia cristiana', che, in un articolo a firma del direttore, don Antonio Sciortino, scrive: "Far cadere il governo per favorire gli interessi di un uomo solo porterebbe alla dissoluzione, con pesanti conseguenze per le famiglie e le imprese. Affossarlo prima del tempo sarebbe masochismo nazionale". "Le gente non ne può più di polemiche sterili e dannose per il Paese. Da mesi, ormai, non si fa altro che parlare, in modo ossessivo, della decadenza di Berlusconi da senatore, dopo una condanna di terzo grado per frode fiscale", scrive don Sciortino. "Quasi fosse l'unico problema dell'Italia, alle prese con una crisi che ancora morde duramente. E nonostante, appena fuori i nostri confini, il mondo tenga il fiato sospeso per il rischio di una guerra che dalla Siria può allargarsi, a macchia d'olio, dal Medio Oriente al resto del mondo. Le dichiarazioni di responsabilità si sprecano, ma sono solo parole vuote. Di responsabilità ce n'è davvero ben poca. Qualsiasi persona di buon senso capisce che gettare oggi il Paese nell'instabilità politica è un'insana follia che porta al caos e alla dissoluzione, del tanto peggio tanto meglio, con pesanti conseguenze sui bilanci delle famiglie e delle imprese che cominciano a intravvedere un barlume di speranza e di ripresa". Per il settimanale dei paolini, "sarà difficile chiedere nuova fiducia agli elettori dopo averli penalizzati. L''accanimento terapeutico' per salvare il 'soldato Silvio' dopo una condanna definitiva, rischia di gettare il Paese nel caos istituzionale e sociale. Senza sbocchi certi per nessuno. A chi giova? Non certo alle famiglie e ai giovani che vedono il loro futuro sempre più incerto. Eppure, quando fu varato il governo Letta, Berlusconi dichiarò che le sue vicende personali non avrebbero influito sulle sorti del governo. Forse, abbiamo capito male, pazienza".

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