martedì 24 gennaio | 20:45
pubblicato il 20/gen/2011 05:10

Battisti/ L'Eurocamera vota, tutta Europa chiede estradizione

A Strasburgo parlano le famiglie delle vittime

Battisti/ L'Eurocamera vota, tutta Europa chiede estradizione

Roma, 20 gen. (askanews) - Non è più solo una questione italiana. L'estradizione di Cesare Battisti diventerà prestissimo per il Brasile un problema di rapporti con tutta l'Unione europea. Oggi infatti il Parlamento di Strasburgo approverà, ci si attende con una più che ampia maggioranza, una risoluzione presentata da tutti i gruppi italiani che chiede alla Commissione ed al Consiglio di lavorare in questo senso. Magari con l'aiuto della Francia, che già concesse l'estradizione nel 2004. Per mostrare l'unità del Paese non solo tutti i gruppi (Pdl, Udc, Pd, Lega e Idv) hanno firmato, ma anche i familiari delle quattro persone assassinate dai Pac (in due casi Battisti è stato condannato come esecutore materiale) sono state ieri a Strasburgo, per incontrare il presidente del Parlamento Jerzy Buzek e anche la stampa. Le parole dei quattro rappresentanti delle famiglie sono state ferme, dignitose, ma ancora piene di sofferenza. C'è Adriano Sabbadin, figlio di Lino, assassinato il 16 febbraio 1979 a Mestre, un uomo timido, mite, che confessa che "ogni giorno, ogni giorno, rivedo la pozza del sangue di mio padre e il camice di mia madre che lo sorreggeva imbrattato di rosso". Eppure, con una carità difficile per chi ha vissuto quei momenti, dice: "Quello che vorrei vedere è Battisti pentito, non dietro le sbarre". C'è Alessandro Santoro, il cuoi padre Antonio fu ammazzato il 6 giugno del 1978, che parla per ultimo e si commuove ancora, "sono emozionato a sentire le storie che ho appena ascoltato". Alberto Torregiani, figlio di Pierluigi, ucciso lo stesso giorno di Lino Sabbadin, racconta ancora della loro "battaglia, alquanto assurda, verso la giustizia", e si mostra anche disposto a pensare ad un perdono, "se Battisti accetterà la pena, se ci sarà pentimento". E tutti, con anche Maurizio Campagna, il cui fratello Andrea fu assassinato con dei colpi alle spalle il 19 aprile 1979, ora sperano nell'Ue, perchè "quel che è successo non accada più". Anni di silenzi, di ritardi, con un criminale in fuga protetto "da alcuni intellettuali per un fraintendimento culturale inaccettabile", anche perchè "con il silenzio non si va da nessuna parte, se non a favorire un nuovo terrorismo", come dice Torregiani.

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