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pubblicato il 22/set/2014 16:31

Bagnasco: progetto di cancellare cristiani in varie aree mondo

E in Italia vivere da cristiani non di rado provoca derisione (ASCA) - Citta' del Vaticano, 22 set 2014 - "In non poche aree e' esplicito l'inaccettabile progetto di cancellare la presenza cristiana. Come non pensare alla volonta' di un genocidio?".

Cosi' il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aprendo il consiglio episcopale permanente.

"Intrecciato all'accanimento contro i cristiani, il mondo occidentale assiste da tempo ad un crescendo di violenza che mescola e confonde politica, cultura, civilta' e religione, con una strumentale identificazione di occidente e di cristianesimo", ha detto l'arcivescovo di Genova.

"La gloria di Dio e' l'uomo vivente", sono le parole pronunciate dal Papa ieri in Albania riportate da Bagnasco nella sua prolusione. "Nessuno puo' usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio e' un grande sacrilegio!".

L'uomo, ha chiosato il presidente della Cei, "e' vivo quando vive nella giustizia e nell'amore, non nel rancore e nell'odio. L'uomo che uccide e' un uomo morto; morto nell'anima, nell'intelligenza, nella dignita'".

"Abbiamo pregato nel giorno della Madonna Assunta in tutte le Chiese del Paese, e abbiamo inviato un forte appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite perche' la comunita' internazionale uscisse dal silenzio imbarazzato e pauroso, e prendesse le misure necessarie affinche' lo scempio abbia fine e i cristiani - come le altre minoranze religiose - possano tornare nelle loro case liberi e in pace", ha detto Bagnasco. "Ma cio' non e' ancora sufficiente: insieme ad un primo intervento economico che, attraverso la Nunziatura in Iraq e i Vescovi locali, arrivera' ai perseguitati, c'e' un' altra doverosa forma di prossimita' di cui siamo debitori. E' la testimonianza piu' coraggiosa e convinta della fede: nel nostro Paese vivere da cristiani non pone a rischio la vita, ma non di rado provoca incomprensione e derisione. E' un debito che abbiamo per rispetto al sangue dei martiri".

Ska

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