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pubblicato il 16/feb/2016 20:28

Arresto di Rizzi scuote il Pirellone. Maroni: incazzato e deluso

Opposizione compatta annuncia che presenta una mozione di sfiducia

Arresto di Rizzi scuote il Pirellone. Maroni: incazzato e deluso

Milano, 16 feb. (askanews) - Anche se è uno dei suoi uomini chiave in Regione, Roberto Maroni non poteva non prendere le distanze da Fabio Rizzi, il consigliere, leghista, arrestato oggi. Troppo evidenti, a giudicare dai rumors (tutti da verificare) che circolano sul contenuto delle intercettazioni ambientali, le responsabilità che emergerebbero a carico del medico anestesista, ex senatore e presidente della commissione Sanità in regione Lombardia, nell'inchiesta per tangenti nella sanità coordinata dalla procura di Monza. Ed è per questo, probabilmente, che in serata è giunta anche la decisione del leader della Lega Matteo Salvini di sospendere Rizzi dal Carroccio, "per il bene, della verità, della Lega e dei cittadini della Lombardia".

"Il mio primo sentimento è di stupore e di grande delusione se le accuse fossero confermate - ha detto il presidente della Regione, chiamato a intervenire sulla vicenda davanti al Consiglio riunito - ma sono anche molto incazzato per quello che è successo". Maroni ha parlato di "vicenda che lo ha ferito personalmente", per "i rapporti che avevo con Rizzi". Ed è anche l'uso dell'imperfetto, per un uomo che fino a ieri ha lavorato a stretto contatto col presidente, a confermare la decisione presa di "scaricare", come hanno osservato le opposizioni, l'uomo che godeva della sua fiducia: "Non copriamo nessuno - ha detto - non abbiamo nessuno da difendere. Chi ha sbagliato paga".

Una presa di distanza netta dalle azioni di cui Rizzi è accusato ma senza conseguenze politiche: di qui l'annuncio di una mozione di sfiducia da parte di tutte le opposizioni, che verrà illustrata domani in conferenza stampa.

"Regione Lombardia è parte offesa. Quando succedono queste cose la Regione è infangata. Ci costituiremo in giudizio e siamo pronti a fare tutto ciò che serve", ha detto Maroni. Ma si va avanti: "Il nostro impegno - ha aggiunto - è fare piena luce e continuare la nostra azione attraverso anche i nuovi strumenti messi a disposizione dalla riforma che abbiamo fatto".

Non è la prima volta che il presidente delle Regione Lombardia, dopo l'arresto dell'ex assessore alla Sanità (e vicepresidente della Regione) Mario Mantovani, si trova a difendere l'operato del suo governo in campo sanitario e della stessa Regione. Regione oggi "infangata", come Maroni stesso ha ammesso, dalle presunte azioni di un uomo, leghista della prima ora, che conosce da molti anni e a cui ha affidato l'incarico di scrivere la riforma, poi approvata, della sanità lombarda, da Maroni stesso più volte definita come l'atto più importante della sua Giunta.

Ed è su questo punto che si è concentrato l'intervento del coordinatore del centrosinistra Umberto Ambrosoli: "Lei si era presentato con la ramazza verde. Ecco, mi permetta di dire che la ramazza verde non la sa usare. È questo è il segno della sua inadeguatezza", ha detto, riferendosi agli esordi di Maroni alla guida della Regione e al suo impegno a "fare pulizia" dopo le inchieste che hanno affossato la giunta dell'ultimo periodo della legislatura a guida Formigoni.

"Lei è molto vicino a Fabio Rizzi - ha detto Ambrosoli - Scaricandolo oggi non risolve nulla. Oggi questa istituzione è infangata. Ce lo siamo tirati addosso il fango. E lo dico senza compiacimento alcuno, è infangata anche la sua immagine, che questa istituzione rappresenta. Il primo controllo deve essere fatto su chi è vicino. Può succedere. Ma il problema è che nell'arco di questa legislatura, persone a cui lei ha attribuito fiducia - ha aggiunto rivolto a Maroni - sono finite a più riprese nella cronaca giudiziaria".

Mentre per il consigliere di FdI Riccardo De Corato il fatto non ha rilevanza politica ma "è un problema giudiziario", il capogruppo del M5S Stefano Buffagni ha sottolineato: "Prima l'arresto dell'ex assessore alla Sanità Mantovani, oggi quello del leghista Rizzi padre della riforma sanitaria. Maroni è in piena continuità con Formigoni. E' una riforma di cui evidentemente non possiamo fidarci, è scritta - ha detto - da un uomo accusato di aver usato la politica per fini personali e sulla quale aleggia lo spettro del celeste tante sono le politiche indirizzate verso il business privato". Enrico Brambilla, capogruppo del Pd in Consiglio regionale lombardo, ha accolto con favore la "presa di distanza" ma ha affermato che se come dice Maroni "è un problema di persone, andiamo fino in fondo e facciamo davvero piazza pulita, andiamocene via tutti e facciamo in modo che siano altri a portare avanti la Regione. Maroni - ha concluso - porti a termine il compito annunciato di fare piazza pulita".

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