mercoledì 18 gennaio | 12:56
pubblicato il 11/giu/2013 08:56

Amministrative: voto 'concede' piu' tempo a partiti e rafforza governo

Amministrative: voto 'concede' piu' tempo a partiti e rafforza governo

(ASCA) - Roma, 11 giu - Una volta tanto l'esito delle elezioni e' chiaro e non permette quelle labirintiche considerazioni che portano a improbabili e consolatorie tesi secondo le quali nessuno ha perso. Questa volta i numeri delle amministrative sono riassumibili nella formula rugbistica del 16 a zero, ovvero i sedici capoluoghi vinti dal centrosinistra a fronte di un centrodestra rimasto al palo. Dieci sono i sindaci, e i comuni, che il centrosinistra ha conservato a cui si aggiungono i 6 passati da destra a sinistra con in testa (per dimensione e peso politico) Roma.

Assai significativa anche la caduta della fortezza leghista di Treviso.

Questa la situazione dei numeri che indubbiamente sono di per se' eloquenti, ma certo non sufficienti a spiegare le conseguenze politiche del voto.

Anzitutto va considerato che il quadro non e' omogeneo a quello uscito dalle pur recenti elezioni politiche: il sistema tripolare emerso allora - centrodestra, centrosinistra, M5S - e' in via di dissolvimento con un ritorno al bipolarismo sostanziale di Pdl e Pd con rispettivi alleati minori. Non e' cosa da poco viste le previsioni (e le minacce) di un'avanzata delle orde grilline agli ordini del supercomico Beppe Grillo in versione di neo Gengis Kan.

Secondo fattore e' da vedersi nella partecipazione - poca- dei votanti. Che resta poca nonostante le dotte considerazioni che anche qui ci stiamo statisticamente avvicinando al trend europeo, per non dire di quello americano. Trend o non trend rispetto alla nostra tradizione (e cultura) politica e sociale questo significa disaffezione, stanchezza e distanza se non ancora rifiuto della politica da parte dei cittadini.

In sostanza un giudizio negativo, anche se probabilmente non definitivo.

Dal lato immediatamente politico, il risultato del voto, come ha valutato lo stesso presidente del Consiglio Enrico Letta, si traduce in una stabilizzazione del governo. I pericoli maggiori - stando almeno alle parole - venivano da destra con la minaccia di andare alle elezioni ad ottobre se non vengono recepite le richieste sia di provvedimenti economici sia di politica europea con l'ormai immancabile guerra da intentare alla Germania della Merkel. Il voto ha avuto l'effetto di scolorire tutto questo rivelando una debolezza strutturale della destra che prima di andare alla crisi di governo e a nuove elezioni politiche (col porcellum) ci deve pensare a lungo e molto attentamente. Quella che oggi e' stata una netta sconfitta amministrativa potrebbe aprire la strada verso la debacle politica, verso una Waterloo.

Fosse anche vero, come dice qualche osservatore, che l'Io del Cavaliere e' smisurato, quindi propenso a sopravvalutarsi e a definirsi l'uomo della provvidenza, e' altrettanto vero che il personaggio non e' poi cosi' sprovveduto e prima di lanciarsi in una nuova battaglia, dagli esiti incerti, ci penserebbe. Tradotto, questo vuol dire che Berlusconi e il Pdl (peraltro messo in discussione dal suo stesso leader) hanno bisogno di tempo. E questo va sicuramente a vantaggio della tenuta del governo che vede ampliarsi l'orizzonte delle riforme e di un cammino che poi non potra' essere messo in discussione in coincidenza, il prossimo anno, del semestre di guida europea da parte dell'Italia. Un cammino che arriva al 31 dicembre del prossimo anno e che fa dunque pensare al 2015 come eventuale data di nuove elezioni politiche. Un periodo di tempo che viene a coincidere con quella road map ipotizzata per il varo delle riforme costituzionali che dovrebbero aprire ad una vera seconda Repubblica.

Sulla riva sinistra naturalmente le riflessioni si fanno piu' rosee al punto di immaginare - come ha detto il segretario Epifani - un congresso del Pd aperto e costruttivo.

Lo stesso congresso che era invece pronosticato come una resa dei conti tra correnti. Non che queste siano scomparse e non si facciano sentire, ma certo un conto e' confrontarsi un un clima di ristrettezza perdente, un altro con prospettive vincenti di crescita. Va osservato - e qui soccorrono ancora le parole di Epifani che ha invitato a tenere i piedi per terra - che la vittoria alle amministrative pur chiara e confortante non ha mutato miracolisticamente il pensiero (o i vari pensieri) a livello politico di contenuti. Quello dell'identita', dei valori in gioco, perfino la stessa idea di partito democratico sono ancora sul tavolo con una forte domanda di chiarimento e di risposte che non possono venire da 16 sindaci e altrettanti comuni vinti alle elezioni. Anche qui, sul versante del centrosinistra, c'e' dunque il bisogno di guadagnare tempo.

Il terzo polo grillino con il voto amministrativo sta mostrando semplicemente di venire meno proprio come polo alternativo: i cittadini non si fidano mica piu' tanto.

Magari, in tempi di tante incertezze e di problemi economici, si pensa che salvare il salvabile non puo' essere affidato ad un personaggio buono (una volta) a far ridere ma che ora apre ad un temibile caos con venature preoccupantemente psicologiche oltre che politiche. Sia da parte del capo che dei suoi discepoli. Non appare quindi un caso se il M5S sia di fatto scomparso al primo turno in tutta Italia tranne che in due piccoli comuni. Un trend di egresso registrato anche nella roccaforte Sicilia dove, nonostante la forte sponsorizzazione personale di Grillo, il movimento e' in marcato regresso con un arretramento rispetto alle politiche fino a 30 punti, trovandosi a sperare solo a Ragusa. Anche se non verra' ammesso dai guru, anche qui ci sara' bisogno di tempo per tentare di riorganizzare le fila, sia quelle virtuali informatiche sia quelle reali a partire dalla presenza in Parlamento.

Il discorso del tempo e' ancora piu' valido per la Lega Nord che e' al tracollo in tutto il Nord. Una Lega accusata dal suo alleato Pdl (che cosi' tenta di scaricare la responsabilita' delle sconfitte) di avere compromesso la vittoria, ma lacerata anche al suo interno.

La sinistra radicale? Praticamente assente dalle amministrative e' in perdurante sogno di rivincite piu' meno rivoluzionarie, ma sempre affidate alla sinistra riformista che pure si critica e che si vorrebbe condizionare.

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