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pubblicato il 19/mag/2011 14:43

Ambiente/ Trattamento acque reflue, procedura Ue contro Italia

Inapplicate in 143 città norme su rigetto in ambienti sensibili

Ambiente/ Trattamento acque reflue, procedura Ue contro Italia

Bruxelles, 19 mag. (askanews) - La Commissione europea ha deciso, oggi a Bruxelles, di inviare un 'parere motivato' all'Italia, seconda tappa della procedure di infrazione comunitaria, per inadempienza degli obblighi previsti dalla direttiva Ue sul trattamento delle acque reflue riversate in aree sensibili, che dovrebbe essere in applicazione dal 1998 per tutti i centri urbani con più di 10.000 abitanti. La direttiva prevede che i centri urbani dispongano di sistemi di depurazione per raccogliere e trattare in modo adeguato le proprie acque reflue. Le acque devono essere decontaminate da batteri e virus comportanti un rischio per la salute pubblica, e anche dalle sostanze chimiche dannose, in particolare i nutrienti come l'azoto e il fosforo, che possono danneggiare le acque dolci e l'ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita ("eutrofizzazione"). Secondo la Commissione, almeno 143 città disseminate sul territorio del paese non sono ancora collegate con un impianto fognario adeguato, sono prive di impianti per il trattamento secondario (volto a rimuovere le sostanze inquinanti prima che siano scaricate nel mare o in acqua dolce), o non hanno la capacità di gestire le variazioni di carico delle acque reflue. "L'Italia - si legge in una nota di Bruxelles - ha compiuto dei progressi ma, nonostante gli avvertimenti precedenti, 13 anni dopo il termine fissato non ha ancora rispettato quanto prescritto" dalla direttiva, e ha ora "due mesi per mettersi in regola". Se non adotterà i provvedimenti necessari, potrà essere deferita alla Corte di giustizia Ue. Non sarebbe la prima volta, per l'inadempienza sul trattamento delle acque reflue. Un anno fa, nel maggio del 2010, la Commissione aveva già presentato un ricorso alla Corte Ue contro l'Italia per un caso analogo, ma riferito ai comuni con più di 15.000 abitanti, ma che non riversano le acque reflue in ambienti sensibili. In questo caso, la normativa Ue doveva essere in applicazione dal 2000. Altre inchieste sono in corso da parte della Commissione, infine, riguardo ai centri urbani più piccoli, che dovevano essere in regola a partire dal 2005.

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