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pubblicato il 20/ago/2016 10:48

Amato: torniamo allo spirito della Costituente

Cattolici e comunisti puntavano su solidarismo e formazione

Amato: torniamo allo spirito della Costituente

Rimini, 20 ago. (askanews) - Dobbiamo tornare allo spirito della Costituente, quando "a fronteggiarsi non erano l'ideologia del mercato contro quella del comunismo, tout court". Settant'anni fa "cattolici e comunisti avevano idee profondamente diverse sull'assetto finale della società, ma le due culture erano improntate entrambe al solidarismo e al ruolo delle formazioni intermedie". E' l'auspicio di Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio e giudice costituzionale, che parteciperà oggi al Meeting di Cl per una lezione sul ruolo della cultura all'interno della storia della Costituzione. Su "L'incontro con l'altro: genio della Repubblica. 1946-2016" sono intervenuti a Rimini il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha inaugurato la prima giornata della kermesse di Cl, e l'ex presidente della Camera, Luciano Violante.

"L'avvio della repubblica - ha spiegato Amato in un'intervista a Il Sussidiario - è segnato da un contesto culturale che non si ripeterà nei decenni successivi. Un contesto nel quale le istituzioni sono sorrette da culture politiche forti, colte, capaci di disegnare un futuro improntato a principi e valori nuovi rispetto al passato e queste culture sono sintonizzate con quelle che prendono piede nelle arti. Al fianco della cultura della costituente c'è quella di film come 'Ladri di biciclette' e di 'Umberto D.' L'ispirazione è la stessa". Non si tratta di un accostamento troppo audace, secondo l'ex premier, perché "nella cultura letteraria e cinematografica, dopo anni di fascismo, di guerra, di oppressione dell'uomo sull'uomo, di culto della morte e di disprezzo per la vita, c'è un nuovo bagno di realtà, dove la realtà non è più rappresentata da un'astrazione, ma si incarna nella dignità della persona. Ed ecco il vecchio pensionato di 'Umberto D.', e quel padre a cui rubano la bicicletta e la deve ritrovare per riavere la sua dignità".

Ai tempi della Costituente i partiti non facevano solo politica, trasmettevano anche una cultura. "Tra allora e oggi la differenza è enorme - ha spiegato Amato -. Basti pensare a cosa voleva dire in politica, ma non solo, 'noi' e 'loro'. Noi democristiani, noi comunisti, noi socialisti; loro erano, simmetricamente, quelli degli altri partiti. Quel 'noi' era uno spaccato di società che andava da De Gasperi all'ultimo militante democristiano. E oggi? 'Noi' indica quelli che sono fuori dal palazzo; 'noi' cittadini che manteniamo i 'loro' privilegi, i privilegi di quelli che stanno nel palazzo".

Per il giudice della Corte Costituzionale, non è giusto parlare di "antipolitica". Siamo, infatti, nell'ambito "dell'osservazione della realtà. Soltanto i movimenti nati dalla protesta contro i 'loro' del palazzo stanno in qualche modo ricreando un 'noi' che va dall'alto in basso. L'antipolitica non è un prodotto di importazione, è il frutto di una malattia interna della democrazia; ed è comunque espressiva di una reazione dell'organismo sociale alla malattia. E in un contesto non sano assume anch'essa caratteri patologici".

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