giovedì 19 gennaio | 08:32
pubblicato il 10/feb/2014 12:00

Alfano: No a governicchio, ora tocca a Renzi decidere

Noi abbiamo già salvato il governo il 2 ottobre

Alfano: No a governicchio, ora tocca a Renzi decidere

Roma, 10 feb. (askanews) - "Sulle spalle di Matteo Renzi grava in queste ore una grande responsabilità: è lui il segretario del Pd e questo e' un governo a guida democratica. Quindi è evidente che tocca a Renzi fare delle scelte ed è inevitabile che le sorti del governo si giochino nel rapporto tra lui e Letta". Lo sostiene il vicepremier Angelino Alfano in una intervista a Repubblica. Il leader del nuovo centrodestra ammette che la situazione attuale, quella di un esecutivo che "rischia di diventare un governicchio del tirare a campare", non è più tollerabile. "Noi abbiamo fondato un movimento politico - osserva Alfano - proprio per non far precipitare il nostro paese in una crisi al buio e assicurare all'Italia un governo stabile per fare cose importanti. Non abbiamo cambiato linea e non condividiamo l'idea di Renzi che il governo abbia fatto fin qui poco. No, ha fatto il meglio possibile nelle condizioni date. Ma c'è una cosa che non possiamo accettare: che, invece di rilanciare il governo, si dia vita a un tirare a campare. Non ci stiamo a un governicchio che ogni giorno rischia di scivolare su un incidente perché sostenuto da una maggioranza che non ci crede fino in fondo". "La responsabilità politica di questa scelta - sottolinea il segretario di Ncd - ricade per intero sul Pd. Noi riconosciamo a Enrico Letta correttezza nel rapporto con il Ncd e lo ricambiamo con la stessa correttezza e lealtà. Ed anche, me lo faccia dire, amicizia personale" ma "abbiamo già salvato questo governo il 2 ottobre, quella volta toccava a noi farlo perché la crisi si era aperta nella nostra metà campo. Noi siamo pronti a proseguire questa esperienza, ma è il Pd che deve sciogliere il nodo di una fiducia autentica e convinta a questo governo". "La mia idea - conclude Alfano - è che serva una vera ripartenza, temo che qualche ritocco non basti. Qualsiasi cosa accada occorre comunque un pronunciamento chiaro del parlamento, come quando Forza Italia abbandonò la maggioranza e il percorso delle riforme. Bisogna che il 'si sì', 'no no' venga detto davanti alle Camere".

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