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pubblicato il 10/mar/2015 21:34

Ala dura minoranza Pd verso no su Italicum, ma Renzi conta su Fi

Boschi: "Da noi no diktat, ma neanche da chi ha perso congresso"

Ala dura minoranza Pd verso no su Italicum, ma Renzi conta su Fi

Roma, 10 mar. (askanews) - A questo punto l'ala dura della minoranza è pronta a votare no, sia sull'Italicum che sulle riforme costituzionali in seconda lettura, la decisione è stata fissata ieri sera in una riunione alla quale hanno partecipato tutti i ribelli, a cominciare da Pier Luigi Bersani e Gianni Cuperlo, e alla quale Rosy Bindi era assente solo per gli impegni da presidente dell'Antimafia. Soprattutto, i pasdaran della minoranza - perché altro discorso vale per Area riformista di Roberto Speranza - ora proveranno a far saltare la riforma elettorale con emendamenti studiati per tentare Fi, "e con il voto segreto Renzi rischia", avverte uno di loro. Il premier, però, non concede nulla, manda in tv Maria Elena Boschi a dire che "chi ha perso il congresso non può dare diktat" e che non c'è motivo di "cambiare una legge che funziona". Il paradosso è che anche Renzi fa affidamento su Fi, o perlomeno sull'ala vicina a Denis Verdini che oggi ha dato un segnale chiaro a Silvio Berlusconi con un documento firmato da 18 deputati.

Renzi, peraltro, è convinto che lo stesso leader di Fi abbia scelto lo scontro, almeno in parte, per motivi legati alla campagna elettorale delle regionali. Dopo il voto, a giugno, il leader di Fi potrebbe ammorbidire i toni o, perlomeno, dare la sua benedizione al soccorso azzurro dei fedeli di Verdini. Non a caso Ettore Rosato, vice-capogruppo alla Camera, esclude sanzioni nei confronti dei ribelli Pd ("Non è mai accaduto") e precisa che comunque il voto sull'Italicum alla Camera avverrà "in tempi consoni", ovvero "certamente prima dell'estate", ma non nelle prossime settimane. Giugno, appunto, sembra la data migliore per l'affondo finale sull'Italicum. E la Boschi sul soccorso azzurro sembra non nutrire dubbi: "I numeri al Senato ci sono anche senza Fi, ma sono convinta che una parte di Fi voterà le riforme al Senato perché fino a che Berlusconi non ha cambiato idea erano anche le loro riforme".

Certo, Bersani, Cuperlo e gli altri hanno intenzione adesso di provare il colpo grosso. Non sui capilista bloccati, ai quali Fi non intendeva rinunciare nemmeno prima della rottura del patto del Nazareno, ma su altri passaggi: in particolare, sulla possibilità di fare apparentamenti al ballottaggio, ipotesi al momento esclusa ma che secondo i ribelli Pd farebbe molto comodo a Berlusconi. "Con il voto segreto - avverte uno della minoranza democratica - basta approvare un emendamento per riportare tutto al Senato".

Il premier, però, sembra convinto che siano calcoli sbagliati. Intanto, appunto, perché conta sui 18 di Fi che oggi hanno avvertito Berlusconi con un documento, adeguandosi al no sulla riforma costituzionale. Poi perché l'apparentamento potrebbe essere davvero un vantaggio per Berlusconi se Fi fosse saldamente il secondo partito, mentre allo stato finirebbe per incentivare la frammentazione del centrodestra al primo turno e al ballottaggio rischierebbe di andare M5s e non Fi.

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