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pubblicato il 09/lug/2013 11:00

Agcom: Italia poco digitalizzata, spazi sviluppo ma servono investimenti

Agcom: Italia poco digitalizzata, spazi sviluppo ma servono investimenti

(ASCA) - Roma, 9 lug - L'Italia Paese ancora poco digitalizzato e a due velocita' nel suo sviluppo nel settore, dove reddito, istruzione ed eta' fanno la differenza e che vede nei giovani 'bandivori' i ''piu' attendibili traghettatatori verso la modernita', nonostante tutto''.

Perche' grazie all'''attendismo dei mercati, la responsabilita' della politica e le difficolta' della regolamentazione, e infine la crisi, sembra proprio che l'Italia abbia fatto molto per rallentare il suo sviluppo digitale''. E' questa la fotografia che offre il presidente dell'Autorita'per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Angelo Marcello Cardani, nella sua relazione annuale, presentata oggi in Parlamento.

Ecco che il nostro Paese figura al quarto posto in Europa nella non invidiabile classifica del numero di individui che non ha mai avuto accesso a internet (37,2% contro una media Ue di 22,4%). Ma nello stesso tempo siamo il Paese in Europa in cui gli internauti hanno la piu' alta frequenza di accesso (oltre il 91% di essi accede regolarmente ogni giorno, contro una media Ue del 79%). Ancora, 38 milioni di italiani dichiarano di accedere a internet da qualunque luogo e device, ma curiosamente l'accesso alla rete non favorisce la gamma di utilizzo delle attivita' on line.

L'analisi dell'Agcom evidenzia come esista una doppia velocita' nello sviluppo digitale, misurata in reddito, istruzione ed eta', e che una fetta di popolazione resta drasticamente ai margini della rete.

Le famiglie che al 2012 avevano una connessione a banda larga su cavo erano il 49%, ma quelle connesse con almeno un minorenne al suo interno erano il 71%. Le classi di eta' che hanno usato maggiormente internet nell'ultimo anno sono quelle comprese tra i 15 e i 19 anni, circa il 5% della popolazione.

Alle spalle, sotto i 15 anni, ci sono circa 8 milioni di ragazzi e bambini (13% della popolazione) che si affacciano a questo mercato come ''nativi digitali' e che promettono un moltiplicatore di traffico per l'Italia maggiore di quello di Gran Bretagna, Germania e Francia.

Anche dal lato dell'offerta le cose appaiono complesse e poco lusinghiere: ''nel momento in cui la pervasivita' delle tecnologie Ict e la loro intensita' di utilizzo sono sotto gli occhi di tutti, il comparto delle telecomunicazioni sembra aver perso centralita'. In Italia il contributo al Pil dei servizi tlc sconta la congiuntura negativa, anche se meno di altri servizi, passando dal 3,2% del 2006 al 2,4% del 2012''.

Serve insomma un salto di qualita', a partire dagli investimenti nel settore, per segnare una discontinuita', ''per consentire il passaggio alle reti di nuova generazione (fissa e mobile) e lo sviluppo dell'architettura Ip'', perche' ''le nuove reti stentano a svilupparsi in Italia ancor piu' che in Europa''.

njb/

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