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pubblicato il 19/dic/2013 12:18

Adozioni: Min. Integrazione, in Congo nessun nuovo caso Maro'

Adozioni: Min. Integrazione, in Congo nessun nuovo caso Maro'

(ASCA) - Roma, 19 dic - La vicenda delle famiglie italiane bloccate nella Repubblica democratica del Congo dove hanno adottato dei bambini che dovrebbero condurre in Italia ''non e' un nuovo caso Maro'''. E per risolvere questa ''situazione confusa'' - con il nostro ambasciatore ancora in attesa di essere convocato dalle autorita' locali - lavora in sordina la diplomazia italiana nella quale ''bisogna avere fiducia''.

Evitando di basarsi su ''voci'' e informazioni scorrette, ma preferendo un approccio ''di prudenza''.

E' quanto precisano all'Asca fonti del ministero dell'Integrazione.

Innazitutto, ''non c'e' nessun parallelo con il caso Maro': le famiglie non hanno commesso nessun reato, si trovano la' volontariamente e non sono trattenute. C'e', anzi - si sottolinea - un loro interesse a rimanere la': possiedono visti prossimi alla scadenza e il rischio e' che non vengano rinnovati''.

A tal proposito, le dichiarazioni di alcuni italiani coinvolti nella vicenda relative all'ottenuto rinnovo del visto ''devono essere tarate, perche' le famiglie stanno vivendo una condizione di forte stress e si basano anche su fonti non sicure e su voci. Al contrario, il nostro lavoro consiste proprio nel non rincorrere voci: serve, al contrario, prudenza''.

Certo al momento e' che ''la Repubblica democratica del Congo ha deciso a un certo punto di bloccare le adozioni per delle irregolarita' riscontrate in alcuni Paesi riceventi, oltre che al suo interno in materia di corruzione. A seguito del blocco di una trentina di famiglie italiane, il ministro Kyenge, avendo gia' programmato un suo viaggio in Africa, ha deciso di recarsi proprio nel suo ex paese per capire il problema: ha spiegato, nel corso di numerose riunioni, che in Italia si applica una procedura rigorosa, anzi che e' un modello''. Dopodiche', in base alla ricostruzione ricevuta dall'Asca, ''il ministro ha ottenuto il via libera per la partenza di una lista di famiglie che avevano gia' completato il processo di adozione, salvo alcune altre verifiche interne che il governo congolese si era riservato di effettuare. Ma - aggiunge l'interlocutore del ministero - il Congo non ha fatto la sua parte e il nostro ambasciatore non e' stato ancora convocato per procedere a un confronto tra i dati in nostro possesso e i loro. Insomma, la situazione e' molto confusa''.

In questi casi, ''la via maestra da seguire, come stanno facendo le autorita' italiane, e' quella di rivolgersi agli interlocutori piu' autorevoli. E' in corso, dunque, una pressione diplomatica che non puo', pero', essere rivelata pubblicamente proprio per non comprometterne gli esiti.

Bisogna avere fiducia''.

stt/gc

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