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pubblicato il 16/set/2016 13:46

Addio al presidente che vide in Unità paese la sua stella polare

Lo disse più volte: "La Costituzione è la mia Bibbia civile"

Addio al presidente che vide in Unità paese la sua stella polare

Roma, 16 set. (askanews) - E' morto nella clinica romana Pio XI il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Avrebbe compiuto 96 anni il prossimo 9 dicembre. Ciampi era stato ricoverato a seguito dell'aggravarsi delle condizioni di salute. Con ogni probabilità per desiderio suo e della famiglia non ci saranno funerali di Stato. Sarà probabilmente allestita al Senato una camera ardente aperta al pubblico, come prevede il cerimoniale per i senatori a vita come Ciampi, cui faranno seguito esequie in forma privata.

Unità del Paese, recupero fuori dalla retorica dei simboli dell'Italia unita, dal Tricolore all'Inno di Mameli, difesa a spada tratta della Costituzione e dei suoi principi fondamentali che 'non vanno mai toccati', proiezione dell'Italia in una dimensione europea. Sono state queste le stelle polari di Carlo Azeglio Ciampi - spentosi oggi a Roma a pochi mesi dal suo 96esimo compleanno - nel settennato al Quirinale, iniziato il 13 maggio 1999 e conclusosi il 15 maggio 2006 con il passaggio di testimone a Giorgio Napolitano.

Decimo presidente della Repubblica Ciampi ha speso il suo mandato per rafforzare, contro ogni tentazione separatista e davanti all'esplodere di un fenomeno come quello della Lega Nord, l'unità del Paese e la coesione sociale. Ha richiamato in più occasioni il mondo politico 'a quel civile confronto tra le parti che è premessa e condizione indispensabile della saldezza delle istituzioni e quindi della salute della Repubblica'. E' stato anche uno dei più convinti sostenitori dell'euro e della costruzione europea tanto da meritare, nel 2005, il premio Carlo Magno dalla città tedesca di Aquisgrana per il suo impegno volto a garantire il progetto di un'Europa unita e pacifica.

Il suo stile è stato quello di un presidente che si tiene lontano dalla bagarre politica quotidiana, che sceglie e calibra attentamente i suoi interventi, che mette sempre in cima all'agenda i temi economici per il rilancio della competitività del Paese. Un Capo dello Stato che 'inventa', tra l'altro, una formula di viaggi all'estero che diventano vere e proprie 'missioni' di sostegno al made in Italy: Ciampi, dall'India alla Cina alla Turchia, è stato sempre accompagnato da una folta delegazione di imprenditori e di rappresentanti del mondo economico e bancario italiano.

La passione per l'economia, del resto, è il filo rosso che attraversa tutta la sua vita di banchiere e di uomo politico. Nato a Livorno il 9 dicembre 1920, laureato in Lettere alla Scuola Normale di Pisa nel 1941 e poi in Giurisprudenza, Ciampi inizia fin da 1946 la carriera in Banca d'Italia, prestando inizialmente servizio presso alcune filiali. Nel 1960 viene chiamato all'amministrazione centrale della Banca d'Italia, presso il Servizio Studi, di cui assume la direzione nel luglio 1970. Segretario generale della Banca d'Italia nel 1973, vice direttore generale nel 1976, direttore generale nel 1978, nell'ottobre 1979 viene nominato Governatore della Banca d'Italia e presidente dell'Ufficio Italiano Cambi, funzioni che ha assolve fino al 28 aprile 1993.

Alla carriera di banchiere centrale si associa quella politica. Dall'aprile 1993 al maggio 1994 Ciampi è il premier che guida il governo chiamato a svolgere un compito di transizione dopo gli scandali di Tangentopoli e il referendum sulla legge elettorale. Durante la XIII legislatura è ministro del Tesoro nel governo Prodi (dall'aprile 1996 all'ottobre 1998) e nel governo D'Alema (dall'ottobre 1998 al maggio 1999) quando si trova a gestire il delicato passaggio dalla lira all'euro. Cambiamento che Ciampi considera epocale e scelta che durante la sua permanenza al Colle non smetterà mai di difendere, anche davanti al crescere di correnti euroscettiche nell'opinione pubblica e nella politica italiane. L'euro resta una delle 'stelle polari' per Ciampi perché è la moneta unica che ha difeso l'Italia da perduranti e continue crisi inflazionistiche che avrebbero potuto travolgerla.

Il 13 maggio del 1999 viene eletto, in prima votazione, decimo presidente della Repubblica Italiana con 707 voti (quasi trenta in più della maggioranza richiesta di due terzi dell'assemblea) su 1.010. Un mandato pieno, un segno di 'unità' che Ciampi terrà sempre presente. Non a caso, nel suo discorso di insediamento, davanti alle Camere riunite, spiega che eleggendolo il Parlamento si è reso interprete della 'pienezza di unità nazionale': 'Io - ribadisce - mi adopererò per far perdurare questa significativa convergenza costituzionale creata. Una convergenza costituzionale che, nella sua specificità, non nega, anzi presuppone il normale, vitale, netto confronto tra maggioranza e opposizione. Il senso dell'unità nazionale ci deve guidare nel compito primario del rafforzamento del nostro sistema politico. Del resto solo tre presidenti della Repubblica, nell'arco di sessant'anni di storia repubblicana, sono stati eletti al primo scrutinio: Carlo Azeglio Ciampi, Francesco Cossiga ed Enrico De Nicola. Per gli altri si è dovuto aspettare più giorni, addirittura ventitré votazioni nel caso di Giovanni Leone. Nel 2006, nonostante il pressing bipartisan di un vasto schieramento di forze politiche, non accetta la possibilità di un 'bis' spiegando che 'il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato'.

Dal 'viaggio in Italia' agli scontri su Berlusconi

Roma, 16 set. (askanews) - Fin dall'inizio del settennato Ciampi intraprende un vero e proprio 'viaggio in Italia' che lo porta a toccare, da Nord a Sud, tutte le province italiane in un itinerario simbolico di riunificazione del Paese alla luce del comune interesse nazionale. In più di un'occasione e nei momenti più duri degli scontri con Silvio Berlusconi presidente del Consiglio, Ciampi non smette di ripetere che 'la Costituzione è stata e rimane la mia bibbia civile, il testo su cui ho riflettuto in ogni momento civile'.

Un riferimento che dà anche il senso del suo modo di interpretare il mandato al Quirinale. 'Io - ha detto nell'ultimo discorso del 25 aprile da presidente della Repubblica, nel 2006 - non sono mai stato un uomo politico ma soltanto un cittadino al servizio dello Stato -. E' nel dettato della Costituzione che un presidente della Repubblica eletto come supremo garante delle istituzioni e delle libertà di tutti trova le parole illuminanti, i principi, i valori, le regole che gli indicano con chiarezza quali debbano essere le sue mansioni.

La convivenza con Berlusconi presidente del Consiglio non è facile. I rapporti tra tra Palazzo Chigi e il Palazzo del Quirinale vengono tenuti da due 'pontieri' esperti come il sottosegretario Gianni Letta e il segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni. Ma non mancano gli scontri - soprattutto in occasione del rinvio alle Camere della legge Gasparri e di quella sull'ordinamento giudiziario - e lunghi periodi di 'gelo' tra Berlusconi e Ciampi. Il dossier giustizia e le tensioni tra politica e toghe, del resto, caratterizzano ampia parte del settennato. Ciampi di fronte a un'escalation di attacchi della Cdl contro i giudici traccia un confine molto netto: 'Le pronunce degli organi giudiziari, di ogni ordine e grado - dice a uno degli ultimi plenum del Csm a cui partecipa - possono essere criticate anche con toni forti ma l'esercizio del diritto di critica non deve mai tradursi in prese di posizioni che possano suonare delegittimazione della magistratura.

Difende anche l'operato della Consulta che sarà poi al centro di un duro scontro tra Berlusconi e Napolitano sul Lodo Alfano. 'Come ho avuto modo più volte di ricordare - dice - gli stessi conflitti politici possono e debbono essere regolati dai principi di leale collaborazione, di coesione, di rispetto reciproco tra le istituzioni, che sono propri di ogni democrazia e che la giurisprudenza delle Corti costituzionali costantemente ci ripropone'.

Ciampi conclude il mandato non senza un rammarico, su uno dei nodi più spinosi dell'agenda politica. 'Sta per concludersi il mio mandato presidenziale e devo dichiarare - dice a pochi giorni dall'elezione di Napolitano al Colle - che il mio più grande rammarico è quello di non aver visto avviato a soluzione il problema della lentezza della giustizia in Italia che obiettivamente incide sulla credibilità stessa dello Stato.

Un ruolo particolare nel settennato di Ciampi l'ha giocato la firts lady, la signora Franca spesso presente agli incontri del marito in Italia e all'estero. E con idee molto precise. Famose le sue esternazioni, assolutamente fuori dal protocollo, come quella sulla 'tv deficiente', l'elogio dei napoletani ('la gente del Sud è più buona e intelligente), l'affettuosa raccomandazione a Papa Wojtyla a non 'strapazzarsi'.

Otto leggi rinviate, criticato da centrodestra per scelta su referendum riforme

Roma, 16 set. (askanews) - Sono otto le leggi rinviate da Ciampi con messaggio al Parlamento, più due decreti legislativi che nel luglio 1999 ha rinviato al governo. Alcuni di questi rinvii come quello della legge Gasparri e della riforma della Giustizia hanno provocato gravi tensioni con il governo Berlusconi.

Il 2 dicembre del 2000 Ciampi rinvia alle Camere la legge sul personale sanitario, contestando una norma che reintroduceva il carattere pubblicistico della contrattazione collettiva nel comparto della sanità, prevedendo che gli accordi stipulati fossero resi esecutivi con decreto del presidente della Repubblica.

Il 29 marzo del 2002 viene rinviata la legge di conversione di un decreto legge sulla zootecnia (norme contro l'emergenza mucca pazza). Alla base della decisione di Ciampi una disposizione che prevedeva la proroga di un termine già scaduto per l'esercizio di una delega legislativa. Altri motivi riguardavano più specificamente i contenuti del decreto legge, al cui testo originario era stata aggiunta in Parlamento una serie di norme che, si leggeva nella motivazione del rinvio, 'appaiono disomogenee e non rispondono ai requisiti di necessità e urgenza richiesti dall'articolo 77 della Costituzione. Questione a lungo dibattuta questa dei maxi-emendamenti contro la quale Ciampi si è più volte scagliato come anche, in tempi più recenti, Napolitano.

Il 5 novembre del 2002 vengono poi rinviate al Parlamento le norme sull'incompatibilità dei consiglieri regionali, per il contrasto con l'articolo 122, primo comma, della Costituzione, a norma del quale la materia delle incompatibilità dei consiglieri regionali è riservata alla legge regionale nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica. Il 10 aprile del 2003, invece, è la volta della legge di semplificazione 2001 ('Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione), rinviata per ragioni che attenevano 'alla quantificazione e alla copertura degli oneri finanziari'. Si tratta della prima richiesta da parte di Ciampi di un nuovo esame di un provvedimento per mancata copertura finanziaria.

Il 15 dicembre del 2003, indicando fra le motivazioni il contrasto con una sentenza della Corte Costituzionale, viene rinviata la Legge Gasparri sul riassetto radio-tv; la mancata indicazione di scadenze e di sanzioni da applicare in caso di inosservanza della legge stessa; il richiamo a un decreto legge dichiarato incostituzionale. Il 16 dicembre del 2004, c'è la richiesta di un nuovo esame per la legge sull'ordinamento giudiziario, rinviata al Parlamento per quattro rilievi di incostituzionalità: l'attribuzione al ministro della Giustizia della fissazione delle linee di politica giudiziaria; l'ufficio per il monitoraggio dei processi; il potere del ministro di impugnare alcune nomine decise dal Csm; la 'menomazione' dei poteri del Csm su assunzioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.

Sempre in tema di giustizia, il 20 gennaio 2006 Ciampi ritiene necessario un nuovo esame per la legge sull'inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Un provvedimento, nota il capo dello Stato, che non può essere promulgato perché la Corte di Cassazione si trasforma da giudice di legittimità a giudice di merito; perché si creano delle asimmetrie tra accusa e difesa; perché si determinerà un insostenibile aggravio di lavoro con allungamento certo dei tempi del processo. Infine il 3 marzo 2006 Ciampi rinvia la legge di conversione di un decreto legge in materia di agricoltura. Sotto la lente del capo dello Stato finiscono, per mancanza di copertura finanziaria, le norme sul versamento di contributi previdenziali agricoli, legate all'emergenza relativa all'influenza aviaria.

Dopo le dimissioni dal Quirinale il 15 maggio 2006 Ciampi diventa senatore a vita di diritto. Un mese dopo annuncia il suo 'no' al referendum confermativo sulle riforme istituzionali, motivando questa scelta in coerenza con il suo costante impegno a difesa della Costituzione. Si scatenano le critiche del centrodestra reiterate tutte le volte che in Senato Ciampi si schiera con l'opposizione. L'ultimo incarico, dopo essere divenuto membro onorario del Pd, la presidenza del comitato per il 150 anni dell'Unità d'Italia nel 2011.

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