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pubblicato il 29/ott/2015 21:24

A Roma guerra Marino-Pd, pressing Renzi per dimissioni consiglieri

Premier torna da Cuba a palazzo Chigi, per i Dem sicura 'quota 25'

A Roma guerra Marino-Pd, pressing Renzi per dimissioni consiglieri

Roma, 29 ott. (askanews) - Tornato da una settimana in America Latina, Matteo Renzi avrebbe voluto trovare risolta la vicenda Ignazio Marino. E invece, proprio mentre atterra a Ciampino, arriva la conferma che il sindaco di Roma ha revocato le sue dimissioni. Una situazione ormai da tempo annoverata tra quelle possibili, ma che - una volta concretizzatasi - ha costretto il premier a prendere in mano la situazione. Nulla di visibile, perchè la volontà di Renzi resta quella di tenersi - almeno mediaticamente - il più lontano possibile dalla 'caciara' romana, ma un intervento dietro le quinte per convincere tutti i 19 consiglieri Pd a dimettersi, anche quelli più restii. Perchè di fronte alla sfida di Marino Renzi non ha fatto una piega: Deve andarsene e basta. E se servono le dimissioni dei consiglieri, si dimetteranno.

Già prima che arrivasse la notizia che 'quota 25' sarebbe stata raggiunta, ovvero la metà più uno dei consiglieri comunali pronti alle dimissioni con l'immediata decadenza di Marino, in Transatlantico un fedelissimo del premier spiegava: "Ora è tornato il segretario, e la pressione su chi pensa di poter evitare le dimissioni diventerà difficilmente sostenibile". Un'ora dopo, circolava nel Pd la nuova conta: "I 19 consiglieri Dem si dimetteranno tutti, e oltre a loro lasceranno anche Marchini e Onorato, Daniele Parrucci di Centro democratico, Roberto Cantiani del Pdl, e i consiglieri del Misto Svetlana Celli e Cosimo Dinoi". Ovvero la fatidica quota 25 che - se tutto dovesse andare secondo i piani - negherà a Marino anche l'ultima chance in Campidoglio, quella in cui il sindaco voleva provare a forzare la situazione. Raggiunta senza bisogno di grillini e soprattutto di uomini della destra che sosteneva Alemanno, per evitare di allearsi "con il partito di Mafia Capitale" e magari per gettare le basi dello schieramento alle prossime elezioni, che qualcuno vorrebbe affrontare insieme ad Alfio Marchini.

E per riuscire nell'intento, Renzi avrebbe schierato in campo l'uomo che da sempre tiene per suo conto i vari pallottolieri: Luca Lotti. Che avrebbe tessuto la tela politica per raggiungere quota 25 e che col peso di palazzo Chigi avrebbe 'rafforzato' gli argomenti di Matteo Orfini, che finora non avevano convinto tutti i consiglieri Dem. L'avvertimento lanciato dal presidente Pd ieri pomeriggio ai consiglieri riottosi ("Il processo di rinnovamento e ricostruzione del Pd romano non si fermerà per mano di strumentali oppurtunisti") sarebbe stato infatti rilanciato anche oggi con maggiore durezza: ovviamente esclusa ogni possibile ricandidatura per chi non si allinea, ma soprattutto una campagna mediatica per denunciare chi "per difendere la poltrona fa del male a Roma". Non solo il sindaco di Marino con la sua resistenza a oltranza, ma anche tutti i consiglieri che volessero sfilarsi dalla strategia Pd.

Ma anche se dal Pd danno per raggiunto l'obiettivo, la riunione tra Orfini e i consiglieri Dem prosegue anche in serata: al Nazareno arrivano le pizze, per quella che si profila una notte ancora lunga. Affinchè le dimissioni della maggioranza dei consiglieri sortisca infatti l'effetto della decadenza del sindaco, c'è bisogno che il passo indietro sia compiuto dai 25 contemporaneamente. Si vedrà forse domani se l'obiettivo sarà raggiunto. E l'appuntamento, spiegano fonti Pd, dovrebbe essere per il primo pomeriggio all'Ufficio Protocollo del Comune: "Aspettiamo che torni un consigliere che in questo momento è fuori Roma".

Rea

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