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Sabato 19 settembre 2020 - 11:35

##Toscana, la sfida Giani-Ceccardi preoccupa Pd e governo

Il volto nuovo della Lega contro l'esperienza dell'uomo di partito

Roma, 19 set. (askanews) – Fino a qualche tempo fa si sarebbe parlato di un referendum Pd contro Lega, ma, complice anche la personalizzazione della politica, la sfida elettorale in Toscana somiglia sempre di più ad una scelta tra Eugenio Giani e Susanna Ceccardi.

Un testa a testa (mai visto in 50 anni di monocolore rosso) che è peraltro uno scontro generazionale. Da una parte l’esponente dem, 61 anni, letteralmente una vita nelle istituzioni locali: gli albori socialisti, poi assessore al Comune di Firenze, presidente del Consiglio comunale quando era Matteo Renzi sindaco, poi il Consiglio regionale, di cui diventa presidente nel 2015. Dall’altra parte la 33enne leghista, la prima figura non di sinistra a guidare il Comune di Cascina (Pisa) nel 2015, quindi l’elezione con record di preferenze al Parlamento europeo, nel 2019, e ora la corsa per la presidenza.

Oltre all’età, a differenziare Giani e Ceccardi è stato tutto l’approccio, nella forma e nei contenuti. Da una parte, gli ingranaggi si sono attivati secondo gli schemi dei partiti del centrosinistra, compresa Italia Viva, mettendo al primo posto gli amministratori locali, fino alla foto di gruppo con 180 sindaci a San Gimignano. Dall’altra una campagna scandita e coordinata con i tempi e i ritmi di una chat whatsapp. E i contenuti? Non sono mancati i convitati di pietra in questa campagna elettorale, a partire dai temi legati alla sicurezza e all’immigrazione. Giani ha scelto di puntare praticamente tutto sui valori: antifascismo, sanità pubblica e soprattutto l’Europa, accusando Ceccardi di antieuropeismo, e scandendo, quasi ogni giorno, l’appello a non rinunciare alle risorse del Mes per la sanità. Questione che vede schierato sul fronte del no il partito di Salvini. Dall’altra parte, un messaggio tutto incentrato su tre parole: “Concretezza contro ideologia”. E quindi interviste e comizi dove si è parlato quasi esclusivamente di ospedali smantellati, crisi occupazionale, città d’arte senza turisti e una rete ferroviaria, che in Toscana risulta per il 34% non elettrificata. Una linea rilanciata da Matteo Salvini, che ha riempito le più svariate piazze toscane, da Pistoia a Piombino, da Orbetello ad Arezzo, ridando una cornice nazionale a tematiche prevalentemente regionali e finendo col parlare molto più di scuola e commercio che non degli sbarchi a Lampedusa.

I sondaggi e le analisi hanno mostrato un trend costante di aumento dei consensi per Ceccardi, mentre pare che la candidatura di Irene Galletti per i Cinquestelle possa avere effetti negativi sul serbatoio di consensi dei Dem. Galletti, da parte sua, ha puntato molto sulla propria preparazione personale, risultando una figura rassicurante, che, nei sondaggi, ha visto raddoppiare le proprie aspettative di voto. Molte proposte, che vengono anche dai cinque anni in Consiglio comunale, su rifiuti, ambiente, innovazione e formazione.

Altro candidato uscente dal Consiglio regionale è Tommaso Fattori (Toscana a Sinistra) che nel 2015 ottenne il 6,25% dei voti. Beni comuni, lotta alla precarizzazione del lavoro, antirazzismo, ripubblicizzazione dei servizi erano e rimangono i capisaldi del suo programma. E se Fattori porta in coalizione la falce e martello di Rifondazione Comunista, lo spazio alla sinistra estrema non poteva essere più affollato, con Salvatore Catello del PC (“parliamo ai delusi della sinistra”) e Nedo Barzanti del Pci (quello con la “i”, che ripete: “Berlinguer voterebbe noi”). A completare il lotto dei sette candidati, Tiziana Vigni del Movimento 3V, che si richiama apertamente al pensiero No Vax.

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