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Mercoledì 14 febbraio 2018 - 13:29

Cipro, Frattini: da Ue e Mogherini risposta di banale timidezza

Così l'ex ministro in un'intervista a Formiche
Cipro, Frattini: da Ue e Mogherini risposta di banale timidezza

Roma, 14 feb. (askanews) – Sul caso della piattaforma Eni bloccata dalla Turchia, “la debolezza dell’Alto rappresentante conferma che l’Unione Europea non ha una politica estera”. Ad affermarlo è il presidente della Sioi, Franco Frattini. In un’intervista a Formiche, l’ex ministro degli Esteri e Commissario europeo accusa l’Unione Europea e il suo Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, di “una risposta di banale timidezza”. Secondo Frattini, se Bruxelles avesse avuto una politica estera propria “avrebbe immediatamente richiamato da Ankara l’ambasciatore europeo, che invece è stato completamente snobbato”.

Severa la condanna dell’affronto turco da parte del presidente della Sioi: “Un fatto di straordinaria gravità”. Le esercitazioni militari turche, spiega, “hanno il carattere di un tamburo di guerra”. “Per di più – aggiunge – Cipro si trova in una fase delicata, all’indomani della rielezione del presidente Nikos Anastasiadis, e alle prese con uno storico accordo di riconciliazione con il nord. Con un gesto del genere – è la conclusione di Frattini – il governo turco, che da sempre si erge a paladino e tutore dei turco-ciprioti, non ha fatto che danneggiare i loro stessi interessi”.

Rispetto al rapporto con l’Italia, “i turchi se la sono presa con l’unico Paese amico in Europa”. D’altra parte, secondo Frattini, “la diplomazia italiana deve farsi sentire con forza”. La soluzione non è inviare delle navi militari a scortare la Saipem verso Cipro, che secondo l’ex ministro “sarebbe una dichiarazione di guerra”. L’Italia deve piuttosto “fare la voce grossa puntando sui solidi rapporti economici”.

Quanto all’accordo sui rifugiati che lega Ankara a Bruxelles, secondo Frattini “la gestione europea di questa partita è stata veramente disastrosa”, anche perché “sono stati pagati 5 miliardi sulla pelle dei siriani”. Ad ogni modo Ankara appare sempre più lontana da una membership europea: “Ormai è chiaro”, afferma Frattini, “che né la Turchia né l’Europa sono in grado oggi di fare un ulteriore passo avanti”.

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