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Venerdì 12 gennaio 2018 - 20:34

Pd riunito al Lingotto, alle prese con liste.E direzione slitta

All'assemblea dei sindaci a Torino il giorno di Gentiloni, domani riflettori su Renzi
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Roma, 12 gen. (askanews) – La direzione su programma e campagna elettorale che slitterà molto probabilmente di un giorno, da martedì a mercoledì della settimana prossima, dà il segno che nel Pd si è entrati nella fase “calda” della formazione delle liste e che non è facile mettere tutte le pedine al loro posto.

Oggi e domani il partito è riunito a Torino per l’Assemblea nazionale degli amministratori Dem. Al Lingotto, luogo che ha segnato la nascita del Pd, stasera è intervenuto il premier Paolo Gentiloni e domani sarà la volta di Matteo Renzi, che chiuderà l’incontro. Al centro le esperienze di governo locale, ma la testa è, naturalmente, rivolta alle elezioni del 4 marzo.

Nel Pd serpeggia il timore per alcuni sondaggi che danno il partito in sofferenza, con i Dem inchiodati intorno al 23%. Renzi però mostra ottimismo, dicendosi (o mostrandosi) convinto che il peggio sia alle spalle. “Se qualcuno – ha detto oggi – ancora pensa ci siano problemi interni al Pd ha sbagliato lettura dei giornali. Oggi la situazione è profondamente diversa. Nel Pd purtroppo ci siamo talmente divisi fino ad oggi che possiamo permetterci di viaggiare tutti insieme… Finalmente, mi verrebbe voglia di dire, il tema delle divisioni interne è saldamente presidiato dagli scontri nella Lega tra Salvini e Maroni e tra Lega e Fi”. Domani, dunque, dal palco del Lingotto suonerà la carica, lanciando un mese e mezzo di campagna elettorale serrata.

Però intanto c’è da risolvere il problema delle candidature e la pratica è nelle mani del ministro dello Sport Luca Lotti che ha sul tavolo il foglio excel in cui “incastrare” nuovi e vecchi candidati. Sì perchè per Renzi c’è il problema delle deroghe, cioè di quei parlamentari di lungo corso (15 anni in Parlamento) per i quali lo statuto Dem prevede il “pensionamento”. Una situazione che riguarda molti esponenti di primo piano, tra cui il premier Paolo Gentiloni, i ministri Dario Franceschini, Marco Minniti, Roberta Pinotti e deputati di peso come Roberto Giachetti e il gentiloniano Ermete Realacci. Per tutti loro (o almeno per molti) sarà fatta una eccezione.

Ma a parte il problema delle deroghe, c’è da distribuire i collegi, con quelli considerati “sicuri” che non sono moltissimi.Anche se dal Nazareno tengono a far sapere che “gli ultimi sondaggi sovrastimano il M5s e sopratutto hanno un margine di errore ampio collegio per collegio perché mancano nomi e cognomi”. La missione difficile, dunque, è quella di azzeccare i candidati per strappare collegi considerati in bilico, puntando anche sui big, a cui comunque verrà dato un “paracadute” nelle liste proporzionali. Entro il 19, è il cronoprogramma che si è dato lo stato maggiore Dem, sarà chiusa la partita delle alleanze (e Renzi è convinto che alla fine ci sarà l’apparentamento con +Europa di Emma Bonino) e poi saranno definite le liste.

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