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Martedì 14 novembre 2017 - 15:06

Renzi a comitati Stop Pfas: massimo impegno per soluzione positiva

Segretario Pd in Veneto: "Staremo col fiato sul collo a istituzioni"

Verona, 14 nov. (askanews) – Un’intera falda acquifera contaminata, che serve un bacino di 350mila persone. Sono i numeri drammatici della contaminazione da Pfas riscontrata nel bacino di Agno Fratta Gorzone, che coinvolge le province di Padova, Vicenza e Verona. Con gli screening sulla popolazione che mostrano valori nel sangue del composto chimico trenta volte superiori alla norma. Territori attraversati oggi dal treno del Pd di Matteo Renzi, che ha voluto incontrare i rappresentanti dei comitati locali che si battono per una soluzione. A loro il segretario Dem ha assicurato il “massimo impegno” sulla questione, promettendo che il Pd “starà col fiato sul collo di tutte le istituzioni: Zaia, Galletti, Lorenzin”.

Renzi ha ascoltato le testimonianze dei cittadini, in gran parte genitori che raccontavano le conseguenze sui propri figli dell’inquinamento prodotto dagli scarichi industriali di alcune aziende del territorio, con valori di Pfas – composto chimico potenzialmente cancerogeno – che superano i 200 nanogrammi per millimetro, quando la norma sarebbe tra 1 e 8 nanogrammi. Una contaminazione che costringe i ragazzi a sedute di plasmaferesi per “ripulire” il sangue, ma che ha come unica soluzione quella di individuare una diversa fonte di approvvigionamento dell’acqua, sia per gli usi domestici che per quelli agricoli. A dispozione ci sono 80 milioni, ma – lamentano i comitati di cittadini – “ancora non vengono spesi, manca ancora il progetto per le nuove condotte idriche”.

Su questo Renzi ha promesso “un’operazione di rompimento di balle istituzionale”, dando mandato ai parlamentari locali di convocare una riunione al mese sul territorio per fare il punto sull’avanzamento delle varie istanze e per “stare sul collo a tutte le istituzioni: Regione, ministero dell’Ambiente, ministero della Salute. Noi abbiamo voluto la commissione Bratti” che ha indagato il fenomeno, “i denari li abbiamo messi”, ha detto ricordando i 9 miliardi per le opere contro il dissesto idrogeologico e le bonifiche ambientali, “ora vanno spesi e bene”. Del resto, la situazione delle tre province venete “non è allarmismo: i valori sono decisamente fuori dalla media, è oggettivo”.

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