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Martedì 14 novembre 2017 - 20:30

Domani Pd avvia incontri per coalizione, contatti con sinistra

Renzi rilancia apertura ma Bersani e i suoi restano distanti
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Roma, 14 nov. (askanews) – Dopo l’apertura di Matteo Renzi in direzione, il Pd avvia il confronto con gli altri partiti del centrosinistra. Ma da Mdp e dagli altri partiti di sinistra non sono arrivati, oggi, segnali positivi.

Da domani Piero Fassino, incaricato dal segretario di tessere i rapporti con la coalizione, comincerà una serie di incontri “informali”, sia a sinistra che al centro dello schieramento.

Il Pd, del resto, per una volta, sembra compatto sulla linea del segretario, che anche oggi, ripartendo con il treno dal Veneto, ha ribadito l’idea di una “alleanza larga senza mettere veti, senza personalismi” ma ponendo “al centro i bisogni della gente, senza tatticismi politici”. Anche Andrea Orlando, leader della minoranza dem, ha ammesso che “i presupposti messi in fila sono seri e concreti questa volta”, auspicando che a questo messaggio “serio” le altre forze politiche rispondano “con altrettanta serietà”.

Dunque Fassino, che assicura di voler “ragionare senza pregiudizi e con sincera disponibilità all’ascolto”, ha già preso i primi contatti, secondo quanto si apprende, anche con Mdp, Sinistra italiana e Possibile. “Al momento non è stato fissato un incontro, quando ci sarà i tre partiti si presenteranno con una unica delegazione”, spiegano fonti di sinistra.

Oggi però, intanto, dai tre partiti, all’apertura di Renzi non sono arrivate risposte positive sull’ipotesi di una coalizione. Pierluigi Bersani chiede “proposte concrete”, a partire dalla sconfessione di Jobs act e buona scuola. Perchè “con meno di questo si perde tempo, si fanno chiacchiere e furbizie”. Ancora più netto è Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, che parla di “paura di perdere” del Pd che per questo lancia “un disperato appello ad una coalizione che si presenta però come un ossimoro”. Una polemica che però Renzi, in “fase zen” non raccoglie, assicurando che “noi come Pd ci siamo e siamo disponibili anche a superare tutti gli insulti ricevuti ma bisogna essere in due”.

Intanto però nella infinita querelle tra Pd e sinistra si apre un nuovo fronte, che riguarda Piero Grasso e Laura Boldrini. A tirare in ballo i presidenti di Camera e Senato è stato Orlando, intervenendo a Radio Radicale. “Non trovo – ha detto – un precedente storico rispetto a un passaggio all’opposizione di tutti e due i presidenti delle Camere, in una forma così esplicita e forte come in questo passaggio. Non la considero solo responsabilità di chi ha fatto questa scelta ma anche sintomo di un vuoto di proposta politica, e rischia di avere effetti permanenti”. A stretto giro è arrivata la replica di Francesco Laforgia, capogruppo alla Camera di Mdp. “Si può partecipare alla vita democratica e politica del Paese – ha ribattuto – senza rinunciare a quel tratto di terzietà che le più alte cariche dello Stato devono avere. Credo che Pietro Grasso e Laura Boldrini lo stiano facendo egregiamente”. Una polemica che lo stesso Orlando ha poi cercato di spegnere sul nascere spiegando che da parte sua c’è stato un “ragionamento di carattere generale” e non “un attacco” e dunque non è “in discussione la terzietà dei presidenti delle Camere”.

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