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Venerdì 7 luglio 2017 - 14:47

Renzi dice che non è un dovere morale accogliere i migranti

Il segretario Pd: "Il controllo delle frontiere non è razzismo"
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Roma, 7 lug. (askanews) – Sulla questione migranti occorre “uno sguardo d’insieme uscendo dalla logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi. Vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico. Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo. Ma abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro”. Lo scrive Matteo Renzi nel suo libro “Avanti”, che uscirà la prossima settimana ma id cui Democraticda offre un’ampia anticipazione sul tema immigrazione, nella quale il segretario Pd circostanzia la proposta di numero chiuso avanzata questa mattina.

“Se qualcuno rischia di affogare in mare – scrive Renzi – è ovvio che noi abbiamo il dovere di salvarlo. Cominciando, nel contempo, a bloccare lo squallido business delle partenze e il racket che gestisce il flusso dei disperati che si accalcano su un gommone nelle notti libiche alla volta dell’Europa. Ma non possiamo accoglierli tutti noi. E aver accettato i due regolamenti di Dublino, come hanno fatto gli esecutivi italiani del 2003 e del 2013, è stato un errore clamoroso”.

Ma per Renzi i migranti “vanno aiutati a casa loro. Perché l’immigrazione indiscriminata è un rischio che non possiamo correre. Sostenere la necessità di controllare le frontiere non è un atto razzista, ma un dovere politico. Ed è evidente che occorre stabilire un tetto massimo di migranti, un ‘numero chiuso’, che, in relazione alle capacità del sistema paese di valorizzare e integrare in maniera diffusa, nel rispetto della sicurezza e della legalità, consenta un’accoglienza positiva e sostenibile. Il tutto, naturalmente, ribadendo la necessità che la responsabilità dell’accoglienza sia equamente condivisa con gli altri stati europei. Perché un eccesso di immigrazione non fa bene a nessuno”.

Insomma, conclude il segretario del Pd, “il controllo dell’immigrazione non è un atto di razzismo, ma di ragionevolezza”. Un “elemento di semplice buon senso” che “cozza con il buonismo filosofico e con l’utilitarismo universalista di ceta classe dirigente e dei raffinati ‘ceti riflessivi’ di alcune redazioni”.

Rea/Int2

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